Il 5 aprile 2027 avrebbe festeggiato 80 anni di sacerdozio, ma il 28 ottobre scorso il Signore, all’età di 102 anni, lo ha chiamato a sé spalancandogli le porte del Paradiso. Venerdì 30 ottobre, il Vescovo Andrea, in Cattedrale, ha celebrato le esequie di Mons. Attilio Tomassini, decano del presbiterio diocesano. All’inizio della celebrazione, il Vicario Generale ha ricordato, con profonda gratitudine, la figura di questo sacerdote che ha vissuto il suo ministero sacerdotale fino all’ultimo istante nella casa di riposo di Saltara, celebrando l’Eucaristia e donando ascolto e consigli agli ospiti, circondato dalla dedizione e dalla tenerezza di suor Laura, suor Maria Chiara e di tutto il personale. “Figura chiave per la nostra Diocesi, Don Attilio ha custodito con amore negli anni difficili il vecchio seminario, la cui generosità ha reso possibile la realizzazione dell’attuale Centro Pastorale di Via Roma. Il suo legame profondo con la comunità è continuato anche grazie all’affetto filiale di Anna che era per lui un prezioso collegamento con la realtà della Curia”.
Nell’omelia, il Vescovo Andrea, riprendendo la pagina evangelica di Luca, ha accostato la vita e gli ultimi anni di Don Attilio al “grande sabato”, il tempo del riposo, della salvezza e dell’attenzione profonda verso l’altro. “Quando si andava a trovare Don Attilio – ha ricordato il Vescovo – si faceva esperienza del sabato del Vangelo. Nonostante i segni del tempo, la sordità e le fragilità dell’età avanzata, Don Attilio conservava l’animo e lo stupore di un bambino. Dai suoi occhi traspariva una gioia autentica per ogni incontro e per i gesti di cura ricevuti, come l’emozione di quell’ultimo desiderio realizzato: tornare per un momento al mare a gustare un caffè in riva all’acqua”.
Ispirandosi alla Lettera ai Filippesi, l’omelia si è poi soffermata su una grande lezione che don Attilio ci lascia: l’arte di saper invecchiare e la disponibilità ad accogliere il tempo che passa senza ribellarsi.
Siamo spesso abituati a coniugare la vita al futuro attivo, ma arriva un momento in cui occorre accettare la dimensione del “passivo”, lasciando che siano gli altri ad accudirci.
In conclusione, l’invito rivolto a tutta la comunità diocesana è stato quello di raccogliere il testimone di don Attilio: non accontentarsi di distinguere semplicemente il bene dal male, ma chiedere ogni giorno la grazia di saper discernere “il meglio” per la propria vita, secondo la volontà del Signore.


