Ad Assisi, presso la “Domus Laetitiae” si sono svolti gli Esercizi Spirituali per sacerdoti, diaconi e religiosi della Metropolia, guidati da Fratel MichaelDavide Semeraro, priore di Novalesa
Preghiera, riflessione e fraternità. Questa potrebbe essere la chiave che apre all’intelligenza della bella esperienza di Esercizi Spirituali vissuti da ventotto consacratati della nostra Metropolia dal pomeriggio di lunedì 19 al pranzo di venerdì 23 ottobre. Nello specifico: 24 sacerdoti delle nostre tre Diocesi, un diacono, i nostri due Vescovi (mons. Sandro Salvucci e mons. Andrea Andreozzi) e, naturalmente, il predicatore, Fratel MichaelDavide Semeraro, priore dell’abbazia di Novalesa (To).
Il Predicatore. Monaco benedettino dal 1983, Fratel MichaelDavide dopo i primi anni di formazione monastica, ha conseguito il Dottorato in Teologia Spirituale presso l’Università Gregoriana di Roma. Teologo e scrittore apprezzato per le sue riflessioni sul senso della vita, collabora con alcune riviste e, compatibilmente con le esigenze della vita monastica, tiene conferenze e accompagna ritiri.

Il percorso. In questi giorni tra liturgia delle ore corale, eucaristie concelebrate (l’ultima, venerdì, sulla tomba di san Francesco) e prolungati momenti di riflessione personale, i partecipanti sono stati guidati più che da un predicatore, dal capitano di una nave. Proprio Frate MichaelDavide, presentando il percorso egli Esercizi, lo ha prospettato come una traversata attraverso gli Atti degli Apostoli, alla scoperta di alcuni gangli vitali della vita della Chiesa apostolica, con i suoi problemi, le sue complessità che – al soffio dello Spirito – sono diventate per la Chiesa stessa delle opportunità. Cammin facendo ci si è resi conto che, seppur nella fattispecie le questioni pratiche nei secoli sono cambiate, la tensione cristologica per analizzarle e quindi trovare delle soluzioni che permettono alla Chiesa di ogni tempo di continuare a navigare nel mare della storia, sono le medesime. In altre parole, la prima chiesa di Gerusalemme è modello per la Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo. Il tutto esposto in uno stile colloquiale, con competenza linguistica, biblica e filologica, non senza uno sguardo ad ampio spettro anche sulla realtà ecclesiale e pastorale di oggi.
Le tappe. I temi proposti hanno sollecitato e solleticato gli esercitandi. Li evochiamo a larghe pennellate, quali suggestioni ancora vive nella mente e nel cuore di chi le ha vissute. Innanzitutto la necessità apostolico-ecclesiale di dare voce anche al fallimento (il tradimento di Giuda con le sue conseguenze), prenderne atto e la decisione di trovare una risposta, guardando avanti senza dietrologie sterili. L’acribia spirituale che ha permesso di “creare” strategie nuove per vivere al meglio situazioni nuove (istituzione dei diaconi). Grande peso ha avuto il tema della comunità, vero vaglio della vocazione, di ogni vocazione, trama che sostiene e rende concreto l’ordito di ogni servizio ecclesiale. A questo si è accompagnata la riflessione sulla disponibilità personale a vivere nella totalità la propria donazione a Cristo, mettendo in conto (nel segno della comune umana fragilità) anche la possibilità del fallimento, della delusione, del dolore e finanche del tradimento: ha toccato davvero da vicino le pieghe del nostro essere presbiteri, non mai da soli ma intrecciati, come presbiterio, in comunione tra noi e con il nostro Vescovo. Infine – ma ci sarebbe molto altro – la serenità di saper dire “Tutto è compiuto”, riconoscendo che nella nostra vita di preti essere discepoli di Cristo viene prima dell’essere ministri in servizio nella Chiesa. Proprio come Paolo che, nato apostolo, termina la sua vita come discepolo e cristiano.


