Nonostante siano già trascorsi tanti anni dalla scomparsa, è ancora vivo e presente il ricordo del Canonico mons. Franco Negroni, docente, storico ed archivista. In tutta l’Arcidiocesi e oltre risuona, ancora oggi più che mai, l’eco di questa poliedrica personalità. Un sacerdote modello che sia pure così schivo, parco, discreto, mite, ha saputo andare in profondità, toccando il cuore di tante persone, tra cui molti giovani. Prodigo nei consigli, disponibile nell’ascolto, attento e felice nell’assolvere. Veniva dalla scuola di don Enrico Rossi, parroco urbaniese con il culto delle memorie storiche del proprio territorio da conservare, per trasmetterle alle future generazioni. Sembra di vederlo e incontrarlo, sempre con la sua impeccabile talare, in Cattedrale, in seminario come padre spirituale, all’I.T.I.S., nell’Archivio di Stato, in quello diocesano, nelle vie di Urbino, nelle piazze, davanti ai palazzi e alle facciate delle case, quasi assorto, per scrutare e capirne la struttura ed il progettista o il capomastro. Esaminava la tessitura muraria dei paramenti in laterizio, taluni ornati di pietra bianca della Cesana o di pietra arenaria lavorata dagli scalpellini di S. Ippolito. A volte datava i rimaneggiamenti degli edifici per la dimensione dei conci murari. I mattoni della lunghezza di 32 cm. appartenevano sicuramente alla Urbino medioevale e rinascimentale. Quelli di 26 cm. alla Urbino settecentesca, a seguito della unificazione degli stampi per i mattoni delle fornaci, appartenenti allo Stato Pontificio. Ma questo non gli bastava, per cui subito dopo si recava nell’Archivio di Stato, immergendosi tra i faldoni, per le puntuali verifiche. Ricercava soprattutto la composizione degli immobili urbinati nelle descrizioni degli atti notarili. Era dotato di una memoria “da elefante”: era solito ricordare l’onomastico ed il compleanno di ognuno dei suoi interlocutori; inoltre rammentava facilmente i santi di ogni giorno dell’anno. La comunità diocesana, nel centenario della nascita l’ha ricordato con calore ed affetto, per riflettere sul contributo che ha donato alla Chiesa nel suo ministero di sacerdote e di studioso.
Il Convegno è iniziato il 28 ottobre con un concerto del coro polifonico “Città di Cagli”, diretto dal M° Stefania Cocco, con all’organo il M° Lorenzo Antinori. Il programma ha spaziato dal gregoriano alla polifonia contemporanea con anche alcuni brani organistici. Il giorno successivo si è entrati nel vivo della riflessione su don Franco, con approfonditi contributi di valenti studiosi.
Dopo i saluti dell’Arcivescovo e quelli, con parole grate e commosse, della nipote prof.ssa Silvia Negroni, Mons. Davide Tonti ha evidenziato che “il lascito culturale di don Franco va ben al di là dei fatti, ripresi da libri, libelli, opuscoli ammucchiati, ma testimonia La missione di storico e archivista nella Chiesa contemporanea, ovvero quello di uno studioso che ha esaminato i fenomeni storici per rammendare la tela della storia, spesso strappata o a brandelli, una dedizione instancabile per la ricostruzione in cui gli infiniti preliminari di studio, sono solo una piccola parte di ciò che risulterà utile per il lavoro finale”.


