In occasione della riunione del clero di settembre, tenutasi nella Basilica di San Paterniano, il Vescovo Andreozzi ha chiesto a Don Giacomo Ruggeri di presentare l’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas. In tale occasione è stato annunciato l’avvio del nuovo servizio diocesano di pastorale digitale e intelligenza artificiale.
Abbiamo chiesto a Don Ruggeri di spiegarci in che cosa consiste.
Cosa si intende per servizio di pastorale digitale e intelligenza artificiale?
Con questa espressione si intende offrire al territorio una proposta di formazione costante sul mondo digitale dei social e sulla realtà dell’intelligenza artificiale. La Diocesi ha scelto di dotarsi di questo nuovo servizio affiancandolo agli altri servizi diocesani. La pastorale digitale si pone in linea con il Magistero della Chiesa e con il percorso che la Conferenza Episcopale Italiana sta portando avanti in tale ambito.
Secondo lei in che senso il digitale è un luogo di missione?
Lo smartphone non è più uno strumento, ma un mondo partecipativo. Le relazioni che la persona vive e intesse sono all’interno di ciò che chiamo il pensiero di Internet delle 3P: performante, performativo, pervasivo. Come società ritengo che sia necessario abitare il mondo digitale come un ambiente nel quale offrire un pensiero di senso e di significato, con realismo ed equilibrio.
Scuola, famiglia, parrocchia sono ambienti educativi. Il digitale che ruolo può avere?
Internet può offrire la base per fare rete e poi mettere in connessione reale, non solo virtuale, i diversi ambienti educativi. Penso agli insegnanti, ai docenti di religione, ai genitori, ai parroci e ai diaconi e alla possibilità di accogliere le loro richieste di formazione che rivolgeranno al nuovo servizio diocesano. Sarà preparato e diffuso un depliant con proposte concrete con pubblicazioni divulgative. Nel contempo si potranno utilizzare anche i canali della Diocesi: sito, il Nuovo Amico e quelli del territorio. Ci sono diverse possibilità di comunicazione e di formazione.
Dal suo osservatorio in che modo il digitale sta creando nuove dipendenze?
Accanto alle dipendenze generate da sostanze stupefacenti oggi ne nascono di nuove, denominate senza sostanza, come, ad esempio, internet e il gioco d’azzardo. A tal proposito invito i genitori a presentare attenzione ai propri figli, in particolare quando si accorgono che questi non vogliono uscire di casa, ritirandosi in camera, chiudendo i rapporti sociali e vivendoli solo tramite il telefono. Questo fenomeno va sotto il nome di “Hikikomori” e sta iniziando a diffondersi anche nel nostro territorio. Come servizio possiamo offrire accompagnamento ai genitori.
Come pensa che la pastorale digitale possa aiutare tutti noi a passare dallo schermo agli occhi recuperando il guardarsi in volto?
Credo che il guardarsi in volto sia la prima necessità che tutti avvertiamo, soprattutto nel rapporto genitori – figli. Dobbiamo guardare gli strumenti digitali con occhio responsabile e consapevole, vivendoli come soggetti co-educativi. Abbiamo la necessità di ritrovare il giusto rapporto e il giusto equilibrio con lo smartphone e con ciò che esso rappresenta per ciascuno di noi.


