Una folla straripante, tanto da sembrare un fiume in piena, ha fatto da cornice nel Santuario di Ca’ Staccolo, all’incontro – testimonianza di Antonia Salzano, madre di San Carlo Acutis. Erano talmente in tanti che alcuni partecipanti sono rimasti all’esterno nel sagrato. Già una reliquia del giovanissimo Santo è presente nel Santuario ed è oggetto di sosta, preghiera e richiesta di intercessione, da parte di tanti visitatori vicini e lontani. Non è solito, anzi molto raro, che i genitori siano presenti alla beatificazione prima e alla canonizzazione poi, del loro figlio. Così pure non è abituane che i genitori tornino alla fede e alla vita cristiana grazie al figlio. Questo invece è accaduto nella vita di Antonia e Andrea, i giovani genitori di Carlo. In questa toccante testimonianza Antonia ha ripercorso alcune tappe del cammino del figlio, confidando alcuni aspetti della quotidianità nella quale è maturata la fede di Carlo, in particolare la profonda devozione eucaristica, l’attenzione verso i più deboli, gli ultimi, ovvero gli scarti della società, nonché la sua straordinaria capacità di utilizzare i nuovi linguaggi digitali come strumento di evangelizzazione. Un’esistenza ordinaria, che può diventare eccezionale quando si lascia entrare il Signore nella propria vita.
Fede e amicizia. In alcune pagine dei testi sulla sua vita, Carlo viene descritto come un ragazzo molto gioviale, ottimista, allegro, empatico, di buon umore e con tanti amici. Trascorreva molto tempo e pregava con loro. E questo tempo aveva al centro la carità, ovvero l’amore che Dio stesso ha per ciascuno di noi. E’ diventato amico di tutti quelli che incontrava a scuola, nel suo quartiere o altrove. In tutti scorgeva l’immagine di Gesù, perché ogni uomo e donna sono creati ad immagine di Cristo. Spesso sosteneva che l’avere, il possesso, il dominio non danno una felicità stabile. L’essere che deriva dalla fede, ci apre invece alla felicità senza fine. Per questo invitava a curare la salvezza della propria anima e delle persone che si incontrano. Così pure affermava che: “ciò che veramente ci renderà belli agli occhi di Dio sarà solo il modo con cui lo avremo amato e così pure come avremo amato i nostri fratelli”.
Testimonianza. Carlo ha parlato a tutti: ai giovani, agli anziani, ad ogni categoria sociale, ai credenti, come pure ai lontani dalla fede. Perché? “Il programma di Carlo”, ha detto la mamma, “era quello di stare sempre unito a Gesù, a cominciare dall’adorazione eucaristica quotidiana davanti al tabernacolo, unita alla recita del rosario, ben sapendo che così sarebbe stato inondato di grazia. A questo univa la comunione che gli permetteva di connettersi con il Signore, di irrobustirsi nella fede e di compiere opere buone a favore del prossimo, le quali hanno generato tante conversioni. Sosteneva che nell’Eucaristia c’è la presenza di Dio in mezzo a noi e che essa stessa è l’autostrada per il cielo. Ha vissuto nel quotidiano le virtù teologali e cardinali: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. La fede l’ha resa concreta in tante opere privilegiando i più bisognosi, soli ed emarginati. Ha aiutato tutti, senza mai pensare a se stesso. Nell’affrontare la malattia non si è mai un lamento, mai un disappunto, nemmeno negli ultimi giorni quando dagli occhi gli scendevano lacrime di sangue, per la leucemia fulminante, che gli ha procurato una sofferenza insopportabile”. E ancora: “Per me” ha aggiunto la madre, “è stato come un maestro, una scuola di vita, e così standogli accanto, sono stata contagiata e convertita. Prima infatti non vivevo un’esperienza di fede, se non in modo superficiale. Era straordinario, per questo non avrei mai pensato che Gesù me lo togliesse così presto. Però i piani di Dio sono certamente più grandi dei nostri. Abbiamo accettato la sua morte con fede e con la certezza che Dio fa sempre le cose per il meglio”.
Gratitudine. Dal volto dei numerosi partecipanti sono emersi stupore e riconoscenza per la ricca e coinvolgente testimonianza, nonché sincero apprezzamento per l’organizzazione dell’evento, svoltosi sotto la sapiente regia del parroco don Pietro Pellegrini, che con la sua caparbietà e tenacia, dopo tre anni di impegno, è riuscito a realizzare questo particolare e straordinario incontro.


