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      Home » La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro
      Urbino

      La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro

      Francesca BrancatiDi Francesca BrancatiNessun commento3 minuti di lettura
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      Domenica scorsa il santuario del Sacro Cuore ha visto la presenza di tantissimi fedeli nella celebrazione diocesana della 34^ Giornata Mondiale del Malato presieduta dall’arcivescovo mons. Sandro Salvucci, durante la quale è stato amministrato il sacramento dell’Unzione.

      Nella suggestiva cornice del Santuario del Sacro Cuore di Ca’ Staccolo, si è celebrata la XXXIV Giornata Mondiale del Malato, un appuntamento che ogni anno richiama l’intera comunità cristiana a riflettere sul mistero della sofferenza illuminata dalla fede e dalla speranza. La solenne Eucaristia, presieduta dall’arcivescovo Sandro Salvucci, si è celebrata in una chiesa gremita di fedeli: volti segnati dalla fatica, familiari premurosi, operatori sanitari, volontari e tanti cuori desiderosi di affidarsi alla misericordia di Dio. L’atmosfera era raccolta e intensa. Fin dall’inizio della celebrazione si è percepita una partecipazione profonda, silenziosa e partecipata. La Parola proclamata ha ricordato che la fragilità non è uno scarto, ma un luogo privilegiato in cui Dio si rende presente. Nel mistero dell’Eucaristia, Cristo si fa pane spezzato, vicino a chi vive il dolore del corpo e dello spirito, condividendo fino in fondo l’esperienza umana della sofferenza.

      Il Sacramento. Il momento più toccante è stato l’amministrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi, sacramento di guarigione e di consolazione. Uno ad uno, gli ammalati si sono accostati – o sono stati accompagnati – per ricevere l’olio santo, segno della carezza di Dio che non abbandona mai i suoi figli. In quel gesto semplice e solenne, compiuto dall’arcivescovo, si è potuta quasi “toccare con mano” la grande misericordia divina che entra nella fragilità umana e la trasfigura. Non si è trattato soltanto di un rito, ma di un’esperienza viva di Chiesa: una comunità che si stringe attorno ai più deboli, che riconosce nella malattia non una condanna ma un tempo abitato dalla grazia. Gli sguardi lucidi, le mani intrecciate nella preghiera, le lacrime discrete hanno raccontato più di tante parole. In quell’olio impresso sulla fronte e sulle mani, si è resa visibile la promessa di un Dio che cura, sostiene, rialza.

      Il Magistero. Scrive papa Leone nel messaggio per la giornata del malato: «Cari fratelli e sorelle, «il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio». Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti. Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiuto per tutti coloro che soffrono, che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione con questa antica preghiera, che veniva recitata in famiglia per coloro che vivono nella malattia e nel dolore: “Dolce Madre, non allontanarti, non distogliere da me il tuo sguardo. Vieni con me ovunque e non lasciarmi mai solo. Tu che sempre mi proteggi come mia vera Madre, fa’ che mi benedica il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”». La chiesa piena del Santuario del Sacro Cuore è diventata così icona di una Chiesa che accoglie, accompagna e benedice. La XXXIV Giornata Mondiale del Malato.

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