Dal 17 al 24 agosto 34 pellegrini pesaresi hanno ripercorrendo le tappe del secondo viaggio missionario di San Paolo. Partendo da Tessalonica (Salonicco), Filippi e Berea, passando per le Meteore e Delfi, si è giunti fino ad Atene e Corinto, luoghi di predicazione dell’Apostolo.
Quando Marina Venturini ci ha chiesto di scrivere un articolo che raccontasse il viaggio, ci siamo domandati quale potesse essere il nostro contributo. Come giustamente ha detto nostra figlia, ci sono persone molto più preparate che avrebbero potuto descrivere il viaggio molto meglio sia dal punto di vista storico e artistico che teologico, ma abbiamo pensato che forse anche la nostra testimonianza doveva seguire le orme di San Paolo quando, nella prima Lettera ai Corinzi, dice di non essersi presentato a loro con l’eccellenza della parola e della sapienza ma nella debolezza e con trepidazione.
Parlo di “nostra testimonianza” perché questo è stato un pellegrinaggio di famiglia non solo perché era presente la nostra famiglia ma perché l’intero gruppo è diventato in poco tempo davvero familiare, si sono condivise emozioni ed esperienze con sorprendente facilità e naturalezza, aiutandosi gli uni gli altri, aprendosi al dialogo e alla conoscenza dell’altro.
Prima di partire molti preconcetti riempivano i nostri pensieri, primo: “dove andiamo… i pellegrinaggi non sono per famiglie”. Temevamo che i nostri figli maggiori (15 e 11 anni) avessero difficoltà; inutile nasconderselo, a quell’età si ha un’idea di viaggio estivo ben diversa da quella che si realizza in un pellegrinaggio con preghiere frequenti, Messa quotidiana ed un gruppo tendenzialmente adulto. Invece la Provvidenza ha voluto che fosse presente anche un’altra splendida, famiglia con ragazzi poco più grandi dei nostri; così abbiamo visto i nostri figli ridere e divertirsi, lasciare gli smartphone e partecipare senza fare storie a tutti i momenti proposti e chiedere a Digio (Don Marco Di Giorgio) di raccontare barzellette. Ed ancora: “possiamo uscire dopo cena? Tranquilla, siamo tutti insieme e c’è il Vescovo con noi”.
Già solo questo sarebbe bastato a renderci felici ma condivido un’altra delle nostre preoccupazioni: siamo partiti con il nostro terzo figlio di appena 4 mesi. Sorvolando su tutte le necessità di un neonato, avevamo soprattutto timore che potesse disturbare e infastidire gli altri pellegrini. La realtà è stata che il nostro piccolo è diventato il “nipotino” di tutto il gruppo! Tutti lo hanno cullato e coccolato! Ci hanno aiutato in tutto e lungi dall’essere infastiditi ci hanno rimproverati solo di essere troppo lenti nell’accettare l’aiuto offerto.
Infine, temevamo di non “capirci niente” perché San Paolo è difficile. Ostico esempio di cristiano che spesso si percepisce distante perché integerrimo, senza pecche, con una fede incrollabile che tutto sopporta. Invece abbiamo incontrato Paolo che, come capita a molti di noi, pensava di aver capito tutto e invece scopre che non aveva capito proprio niente. Abbiamo conosciuto un Paolo che si rende conto di aver sbagliato tutto per metà della sua vita, di essere un persecutore e un violento, di non meritare null, ma, nonostante ciò viene sommerso dalla Grazia. Per dirla alla Digio “C’è speranza per tutti!” Non c’è grandiosità e altisonanza ma solo riconoscersi bisognosi di una Grazia immensa.
Se poi, pensiamo che il pellegrinaggio sia solo per “cristiani convinti, ferventi e anche un po’ bigotti” ci sbagliamo. Il gruppo era composto anche da persone separate, da madri che amano i loro figli nonostante abbiano fatto scelte che non condividono, e anche da dubbiosi. Come ci ha detto una volta un sacerdote: “I dubbi sono importanti perché ci spingono a cercare delle risposte”. Come diceva Papa Francesco: c’è posto per tutti, tutti, tutti. Anche per gli sportivi. Il Vescovo partiva prestissimo per la sua corsa mattutina e tornava raggiante. Digio al contrario gradiva la chiacchierata post-cena in compagnia dei pellegrini, e per quelli che amano confrontarsi con culture diverse: padre Sandro della Diocesi di Ancona ci ha raccontato dei suoi viaggi nelle Filippine e don Giampiero Cernuschi di quelli in Congo.
Insomma! Venite e vedete… Sul pullman durante il viaggio di ritorno, i ragazzi hanno chiesto di essere avvisati per il prossimo pellegrinaggio. Ma su questo, speriamo, ci sentirete un’altra volta!


