Mercoledì scorso 9 settembre si sono svolti i funerali di mons. Aldo Iacomucci nella parrocchia di Santa Maria Assunta in Canavaccio, comunità che ha guidato con tenacia e passione per 47 anni, dal 1965 al 2012. Era il decano nel clero della nostra Arcidiocesi.
La vita. Nato ad Urbino il 5 aprile 1932 da Giovanni ed Erminia Palma, viene ordinato sacerdote nella sua parrocchia (San Tommaso a La Torre) il 26 giugno 1956 dall’arcivescovo di Urbino mons. Anacleto Cazzaniga. Dall’ottobre 1956 a ottobre 1963 è educatore e rigoroso insegnante di latino nel Seminario di Urbino. Dal luglio 1964 viene designato alla vicaria del Metauro, dove rimarrà sino al 2012, anno in cui si ritira alla Casa del Clero di Urbino: fino al 31 ottobre 1965 come parroco di Santa Maria Assunta di Pomonte e Sant’Andrea in Primicilio; dal 1° novembre 1965 al 4 settembre 2012 è parroco di Santa Maria Assunta in Canavaccio e di Sant’Andrea in Primicilio; dal 13 giugno 1993 è anche amministratore parrocchiale di s. Stefano in Pieve di Gaifa; nel 2002 è nominato Delegato diocesano dell’Apostolato della Preghiera. Don Aldo muore alla Casa del Clero il 7 settembre scorso, vigilia della festa della Natività di Maria.

I funerali. Il rito funebre, che ha visto la presenza di moltissimi parrocchiani e conoscenti di don Aldo, è stato presieduto dall’arcivescovo mons. Sandro Salvucci, concelebrato da una quindicina di sacerdoti provenienti da tutte le zone dell’Arcidiocesi e reso più partecipato dalla presenza dal coro parrocchiale. Durante l’omelia mons. Salvucci, tracciando i passaggi salienti della sua vita ha sapientemente sottolineato due aspetti. Innanzitutto il giusto desiderio di don Aldo di essere funerato e sepolto a Canavaccio, comunità dove ha vissuto la maggior parte del suo ministero pastorale: in 47 anni, quanti sacramenti, quanti incontri, quale bel tessuto di relazioni e di opere di bene. In vita ed in morte con la sua gente. In secondo luogo l’Arcivescovo ha ricordato la conversione che don Aldo, che aveva ricevuto una formazione d’altri tempi, aveva dovuto porre in essere alla scuola del Concilio Vaticano II. Sicuramente gli ha giovato l’aver aderito al movimento di Comunione e liberazione e l’aver condiviso questo stile con altri sacerdoti con i quali si incontrava regolarmente. Al termine della celebrazione si è levato anche il ricordo “ufficiale” della parrocchia. Profondo e molto sentito il ricordo che è stato letto: «Questo sacerdote, piccolo di corporatura e di statura, è stato una roccia fin dal lontano suo arrivo nella nostra parrocchia appena nata… La sua priorità sono sempre stati i giovani, cui ha dedicato le maggiori energie. Per loro sono nati tutti i suoi progetti: l’asilo vecchio, il catechismo, il giornalino, il circolo ACLI con la proiezione dei film ed i campi da gioco, i ritiri a Sant’Andrea, le gite parrocchiali. Le sue opere le abbiamo tutte attorno a noi e sono ben visibili… Come lui ci ha insegnato, le opere sono vane se non c’è la compagnia di Cristo, che è presenza viva nei credenti». Anche noi tutti, clero e fedeli di questa eletta porzione di popolo di Dio che è in di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado ci uniamo alla preghiera innalzata dalla comunità di Canavaccio: «Ti ringraziamo don Aldo e siamo sicuri che tu ci proteggerai da lassù».


