Se le guglie gotiche si allungano verso l’alto per avvicinarci al divino, per noi del campo della Pastorale Giovanile di Pesaro e Urbino sono state le montagne delle Dolomiti ad avere lo stesso effetto. Il campo vocazionale, che ha coinvolto 10 ragazzi, si è tenuto a Pozza di Fassa dal 30 agosto al 5 settembre, ed è stato organizzato in collaborazione con la Metropolia. Noi ragazzi, 8 da Pesaro e 2 da Urbino, abbiamo condiviso una settimana di riflessione spirituale, sia guidata sia in autonomia, accompagnati da Don Valerio Rastelletti e Don Antonino Maluccio. Risulta difficile scegliere i momenti più significativi di questo campo, data la quantità di emozioni e momenti spirituali che ogni giornata ci ha regalato. Le nostre giornate iniziavano con le lodi mattutine, a cui seguiva un momento di meditazione e condivisione, durante il quale ognuno di noi ha inserito nella riflessione personale e collettiva non un mattone, bensì un macigno della propria spiritualità, successivamente la messa e, per concludere la giornata, la compieta. Il primo giorno, l’incontro con le discepole del Vangelo della fraternità Assekerem ci ha insegnato l’importanza di testimoniare l’amore cristiano curando le relazioni nella vita di ogni giorno. È stato poi il momento di riflettere, nella splendida cornice dei sentieri per Malga Giumela, sulla chiamata di Abramo e sull’invito ad abbandonare le illusioni e le false sicurezze per fidarci completamente di Dio, compiendo il primo passo anche se il futuro non è chiaro. Nei giorni successivi abbiamo vissuto una dura camminata al lago Antermoia insieme alla Pastorale Giovanile di Fano, condividendo le lodi, la messa e la meditazione. Sono stati giorni in cui i sentieri di roccia e radici hanno accompagnato la fatica fisica a quella spirituale, in cui la soddisfazione della riflessione si è congiunta alla soddisfazione del raggiungimento della vetta; giorni di lavoro interiore, dove noi giovani abbiamo analizzato il concetto di gioventù nei confronti di Dio, le nostre ansie, i nostri freni e le nostre intenzioni nella fede. Ma soprattutto, per noi di Pesaro e Urbino, il vero tesoro è stato il legame sviluppatosi tra di noi: «Siamo sempre stati bravi a ritrovarci fra di noi, come se fossimo una casa sicura l’uno per l’altro», dice Lorenzo Fastiggi. «Il modo in cui parlavamo, scherzavamo e in cui avevamo cura l’uno dell’altro, mi ha fatto sentire il vero significato di fratellanza. Era come stare in famiglia», conclude. Ma il momento più speciale si è rivelato essere l’ultima sera, quando siamo partiti alla volta di un luogo isolato per vedere il cielo stellato. In mezzo a un prato abbiamo adorato l’Eucaristia sotto la luce del Creato, stupiti e sensibili alla vibrante presenza di Dio in mezzo a noi. «Da questo campo vocazionale abbiamo riportato a casa le domande su noi stessi e sul mondo; capito il significato dell’affidamento dai personaggi biblici che hanno pronunciato il loro “eccomi”; adorato il Creatore sotto la volta celeste, sentendoci parte di un tutto; sperimentato la fraternità, essere fratelli e sorelle in Cristo, senza paura di essere giudicati. Perché la vocazione non è anzitutto trovare una strada. È trovare Qualcuno che renda bella qualunque strada», riassume Tommaso Pedini.


