Il clero diocesano, secolare e religioso, si è trovato per vivere il primo momento diocesano di fraternità, nella forma del Consiglio Presbiterale. Non solo preghiera e condivisione, dunque, ma anche riflessione su alcuni punti importanti per la vita della nostra Arcidiocesi
Terminate le attività pastorali estive e, forse, un po’ di meritato riposo, il clero in servizio nella nostra arcidiocesi di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado (secolare e religioso) giovedì 17 settembre ( per altro il 15° anniversario di ordinazione episcopale di mons. Giovanni Tani, arcivescovo emerito) si è ritrovato al santuario del Pelingo: il primo momento diocesano di fraternità di questo nuovo Anno Pastorale 2026-2027. La caratteristica di questo primo incontro è stata quella del Consiglio Presbiterale, che intreccia preghiera, fraternità, condivisione e approfondimento di alcuni argomenti importanti per la vita dei nostri sacerdoti, delle nostre comunità, della nostra Diocesi.

Le comunità. Innanzitutto il focus è andato sull’espressione “parrocchia come comunità di comunità”, contenuta nel n° 68 del documento finale redatto a conclusione del Cammino Sinodale della Chiesa italiana. Mons. Salvucci ha proposto alcune linee guida che potremmo così sintetizzare: Bisogno di creare una rete di collaborazione tra le comunità, non solo di accorpare le parrocchie più piccole in seno a quelle più grandi; creare comunità dove la “prossimità” sia di casa; valorizzare ed evangelizzare la devozione popolare, in special modo quella mariana così forte e viva ancor oggi nella nostra Arcidiocesi (si pensi all’istituto della Madonna del Giro… ma non solo!); necessità di conversione, da parte del presbiterio, riscoprendo la vocazione battesimale (cfr. Evangelii Gaudium 102), valorizzando la collaborazione dei laici, ma ancor più la loro corresponsabilità in seno alle comunità stesse; fare leva sul mandato ecclesiale per chi vive una ministerialità in Diocesi e nelle Parrocchie, ministerialità che può essere istituita o vissuta de facto. Consequenziale è risultata la necessità di valorizzare i ministeri istituiti, quali il ministro straordinario della comunione, di fatto incorporato nel servizio diocesano di pastorale della salute (diac. Biagio Picone / diac. Juan Carlos Rivero), i ministeri di lettori, accoliti e catechisti. Ed infine, il ministero ordinato del Diaconato Permanente. L’Arcivescovo ha proposto la costituzione di un comitato che rilanci la ministerialità laicale, frutto non solo di collaborazione con i sacerdoti, ma anche e soprattutto fonte di corresponsabilità in seno alla comunità… in virtù del battesimo (che tutti abbiamo ricevuto).
Le vocazioni. Sviluppando il 3° punto all’ordine del giorno (sulle vocazioni), l’Arcivescovo ha chiesto ai presenti di saper leggere alla luce del vangelo i segni dei tempi, che è quanto dire: “cosa ci sta chiedendo il Signore con la scarsità di vocazioni che stiamo vivendo nella nostra Chiesa locale … e non solo”? Urge la necessità di guardare avanti, facendoci carico della realtà, mettendo da parte uno sguardo troppo spesso retrospettivo. Alcune domande: Qual è il grembo della vocazione, delle vocazioni? Senz’altro, in primis, la comunità. Come curare la pastorale familiare? Creando ed incentivando comunità fraterne ed un servizio condiviso nei rami della pastorale diocesana.
In sintesi. Indubbiamente sono domande che interpellano tutti, clero e laici. Davvero occorre che diamo alla nostra vita di fede una svolta missionaria, con uno sguardo positivo verso le potenzialità insite nelle nostre comunità, capace di guardare alla realtà, di progettare il proprio futuro senza rifugiarsi nostalgicamente in un passato che non c’è più.


