Due giornate fitte di incontri, memoria viva e profonda commozione hanno unito le città di Trieste e Udine a una speciale delegazione giunta da Pesaro. Al centro della visita, il desiderio di riabbracciare gli ex bambini collegiali che, a partire dal 1946, trovarono rifugio, accoglienza e un futuro presso lo storico Collegio “Zandonai” di Pesaro, dopo aver vissuto il dramma dell’esilio da Istria, Fiume e Dalmazia. La delegazione pesarese è stata guidata dall’arcivescovo di Pesaro, monsignor Sandro Salvucci, Francesco Bartolucci, presidente della San Terenzio Srl – Opere per il Sociale; Don Vincenzo Catani e Tino Toccaceli testimoni diretti in veste di ex collegiali; e Angela Polselli, direttrice della casa di riposo “Padre Damiani”. Insieme a loro, una cerchia di accompagnatori ha condiviso questo intenso viaggio del ricordo. Il legame tra Pesaro e il confine orientale affonda le radici nell’immediato secondo dopoguerra. Fu l’intuizione e il grande cuore di padre Pietro Damiani a dare vita all’accoglienza, trasformando il Collegio Zandonai in una vera e propria casa per centinaia di piccoli profughi che avevano perso tutto. Tra quelle mura, i giovani esuli non ricevettero solo vitto e istruzione, ma trovarono una comunità protettiva capace di lenire il trauma del distacco dalla terra natia. Le tappe di Udine e Trieste hanno visto lo svolgimento di un programma intenso che ha incluso la camminata a Udine nei luoghi degli esuli, l’ incontro con gli esuli residenti a Trieste, la Santa Messa nel Duomo di San Giusto sempre a Trieste, la toccante visita alla Foiba di Basovizza e per finire la sosta a Santuario del Monte Grisa ,con l’intento di riannodare i fili di una storia comune che dura da ottant’anni. Il fulcro delle giornate non è stato però solo istituzionale, ma straordinariamente umano: l’incontro si è tenuto insieme all’ Associazione delle Comunità Istriane e si è tradotto in un susseguirsi di abbracci fraterni, sorrisi e racconti condivisi tra la delegazione e gli ex allievi. Nonostante il passare dei decenni e i capelli bianchi, quegli “ex bambini” hanno dimostrato come la solidarietà e la fratellanza nate a Pesaro siano rimaste totalmente intatte. L’iniziativa ha confermato il valore della memoria attiva e della riconoscenza reciproca. Per la comunità di Pesaro, rappresentata dai suoi vertici ecclesiali e sociali, l’abbraccio con gli esuli di ieri non è stato un semplice atto nostalgico, ma la riaffermazione di un impegno di accoglienza e vicinanza che continua a vivere nel presente, unendo idealmente le tre città nel segno della fraternità.


