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      Home » L’Oratorio omonimo festeggia il suo Patrono
      Urbino

      L’Oratorio omonimo festeggia il suo Patrono

      Francesca BrancatiDi Francesca BrancatiNessun commento3 minuti di lettura
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      Solenni celebrazioni eucaristiche, nell’Oratorio di San Govanni Battista, nella ricorrenza della festa della Natività del Santo. L’Oratorio è uno dei monumenti più illustri della città e, grazie alla decorazione pittorica quattrocentesca delle sue pareti ad opera dei fratelli Salimbeni, rappresenta una delle realizzazioni più riuscite del gotico internazionale della Regione Marche e dell’Italia centrale. La qualità degli affreschi colpisce per la tecnica pittorica, la raffinatezza nell’uso dei colori e la minuziosa cura dei dettagli. Uno scrigno all’interno delle mura di Urbino che merita di essere maggiormente visitato e conosciuto. Giovanni inizia la sua missione annunciando l’avvento del regno messianico ormai vicino, esortando alla conversione e alla penitenza. Accoglie Gesù al Giordano e gli dà testimonianza fino al martirio. Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dalle regioni limitrofe, tanta gente accorre ad ascoltarlo, considerandolo un profeta; immerge nelle acque di quel fiume, coloro che accolgono la sua Parola, ovvero dà un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista. Gesù lo proclama il maggiore tra i nati di donna, ma lui continua a mantenere atteggiamenti di umiltà perché, pur crescendo la sua fama di giorno in giorno, non si fa prendere dalla vanità, non ne approfitta, anzi dichiara apertamente che non è lui il Messia che deve venire. «Giovanni è il suo nome», In questa parola, che sorprende i parenti e scioglie la lingua di Zaccaria, ha detto mons. Salvucci, «è racchiuso il mistero della festa che celebriamo. Giovanni conduce a Gesù e lo presenta come colui che ci dona la salvezza perchè è la vera luce. Egli nasce per indicare una luce che non è lui, ma che egli annuncia; nasce per preparare il cuore di Israele all’incontro con il Messia; nasce perché la misericordia promessa ai padri diventi visibile nella storia. Tutta la sua esistenza è orientata ad un Altro. Per questo l’iconografia cristiana ama raffigurare il Battista nell’atto di indicare Gesù. Il suo dito teso è già una predica silenziosa: non guardate me, guardate Lui; non fermatevi alla voce, accogliete la Parola; non cercate la salvezza nei segni, ma in Colui che viene». Anche il parroco, don Giuseppe Tabarini, nella celebrazione eucaristica del mattino, ha sottolineato le molte virtù di questo grande profeta, tra cui l’umiltà, la fedeltà, la coerenza. Al termine l’Arcivescovo ha benedetto le spighe di grano e le piantine di lavanda che ha poi distribuito ai confratelli e a tutti presenti.

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