Quando nel 1792 nasceva Gioachino Rossini, il palazzo del Seminario diocesano di Pesaro, situato di fronte alla cattedrale, era da poco stato edificato dall’architetto Gian Andrea Lazzarini. Oggi quella via prende il nome dal celebre compositore mentre in un’ala appena ristrutturata del palazzo, sorgerà lo “Studentato Lazzarini. «Così questo luogo, per larga parte in disuso e che per secoli ha formato tanti ragazzi al sacerdozio, tornerà ad essere un riferimento per le nuove generazioni», spiega l’arcivescovo di Pesaro e Urbino, Sandro Salvucci. «L’intento non è solo quello di offrire un servizio abitativo – prosegue – ma comprende anche un accompagnamento educativo e proposte di spiritualità rivolte ai giovani che vi saranno ospitati».
I lavori di riqualificazione, avviati un anno fa, si sono conclusi a tempo di record. «Per la sua realizzazione l’arcidiocesi ha sostenuto una spesa di circa 4milioni di euro, di cui un milione e 390mila di fondi del PNRR», spiega Francesco Bartolucci, presidente di “San Terenzio Opere per il Sociale”, la Srl che figura come soggetto gestore. «Ci siamo mossi su richiesta di Erdis Marche, l’ente regionale per il diritto allo studio – prosegue – che era alla ricerca di alloggi da destinare a studenti capaci e meritevoli anche se privi di mezzi dell’Università di Urbino, della Politecnica di Ancona e del Conservatorio musicale Rossini».
Lo studentato, accessibile anche alle persone con disabilità, dispone di settanta posti letto, ampie sale comuni, una lavanderia e un servizio di ristorazione esterno. Tutti gli arredi sono stati donati dalla ditta LC di Lorenzo Campanelli. Le varie necessità saranno gestite da una specifica app. «Nel periodo della pausa estiva dagli studi – aggiunge Bartolucci – la struttura servirà come accoglienza turistica, e sarà un’ulteriore offerta per la città insieme al museo diocesano che si trova proprio nei sotterranei di palazzo Lazzarini».
L’intervento di progettazione porta la prestigiosa firma dell’archistar Marco Tamino, già autore dello studentato più grande d’Italia: 1500 alloggi per l’Università “Tor Vergata” di Roma. Il suo prestigioso curriculum vanta collaborazioni con la società “Grandi Stazioni” e l’insegnamento negli atenei di Parigi e degli Stati Uniti. «L’arcivescovo Salvucci ha dimostrato un coraggio da leone nel voler portare a termine un’impresa dai tempi strettissimi e tra le difficoltà di muoversi in un palazzo storico», spiega Tamino. Si tratta di un progetto “circolare”, innovativo per l’Italia. «Qui tutto è pensato per “non durare”, perché contrariamente a quello che si faceva in passato – prosegue – se oggi occorre uno studentato, domani potrebbe servire una casa per gli anziani. Per questo abbiamo utilizzato tecnologie flessibili ben accettate dalla Sovrintendenza». Ogni cosa è stata predisposta fuori dal cantiere per essere montata in seguito: i pavimenti, ad esempio, sono “galleggianti” si trovano cioè a trenta centimetri sopra quello esistente. Anche le pareti in cartongesso permettono un perfetto isolamento acustico e termico. «Sappiamo infatti che tra gli ospiti ci sono studenti del Conservatorio che hanno la necessità di suonare uno strumento senza disturbare il vicino».
L’ingresso principale, costituito da un gigantesco portone in legno, conterrà al suo interno una sorta di bussola in vetro per consentire a chiunque di visionare la bellezza dello storico androne monumentale. Da qui sarà inoltre possibile ammirare la ricostruzione di un fondale di Gian Andrea Lazzarini, celebre pittore oltre che architetto. Infine nella corte interna verrà realizzata una pavimentazione con blocchetti di legno in sostituzione del porfido. Qui si terranno incontri, spettacoli e concerti aperti alla città. Lo studentato contribuirà anche a rivitalizzare il centro storico. L’inaugurazione è prevista per la sera del 25 giugno alla presenza delle autorità accompagnate da intermezzi musicali.


