La sessione di lavoro di questo importante organismo di partecipazione ecclesiale ha tracciato le rotte della Chiesa in uscita, richiamando l’importanza di una sinodalità che riparta dall’annuncio del Vangelo
Nella serata di venerdì 26 giugno la sala polivalente del Santuario del Pelingo ha ospitato una sessione del Consiglio Pastorale Diocesano. I lavori si sono aperti con la preghiera del vespro, che ha predisposto l’assemblea all’ascolto e alla condivisione. Successivamente, si è passati agli adempimenti formali con l’approvazione del verbale della riunione precedente e una rilettura retrospettiva dei temi “forti” emersi nell’ultimo incontro, consolidando così il filo conduttore del percorso assembleare.

Il Magistero. Il cuore della sessione è stato l’articolato e profondo intervento del nostro Arcivescovo, il quale ha condiviso l’esperienza vissuta alla fine di maggio durante l’ultima assemblea dei Vescovi italiani. In quella sede è stato approvato il documento orientativo “Radicati e costruiti in Cristo”, un testo complementare al documento sinodale “Lievito di Pace e di Speranza”, volto a guidare le Chiese locali nell’attuazione della sintesi del Cammino sinodale. Mons. Salvucci ha richiamato le parole di Papa Leone XIV, ponendo l’accento su quanti portano nel cuore, spesso in modo inconsapevole, una profonda sete di Dio. Citando il Pontefice, ha descritto un contesto sociale segnato da stanchezza, frammentazione e solitudine, in cui le parrocchie avvertono la fatica di trasmettere la fede e di coinvolgere le nuove generazioni. Tuttavia, lo sguardo del cristiano deve mutare: Gesù non vede nelle folle un problema da risolvere, ma una messe abbondante preparata da Dio.
Annunciare il Vangelo. La priorità assoluta resta il Vangelo. Riportare al centro la Parola significa ridare entusiasmo e slancio profetico all’azione ecclesiale. L’Arcivescovo ha quindi interrogato l’assemblea sul volto di Dio che traspare dalle liturgie e dalle catechesi, sollecitando a riscoprire il Battesimo non come mero preambolo ai Sacramenti, ma come il “grembo” vivo in cui la comunità genera alla fede. La trasmissione dell’annuncio cresce solo in comunità ospitali, dove l’Eucaristia è fonte, la Parola illumina le scelte storiche e i poveri non sono utenti assistenziali, ma fratelli attraverso cui parla il Signore.
Sinodalità. Di qui l’invito all’ascolto profondo dei segni dei tempi e all’assunzione della sinodalità come stile permanente e strutturato, che superi la routine e valorizzi la corresponsabilità. L’orizzonte tracciato esige il “coraggio dell’essenziale”: l’audacia di parrocchie missionarie, libere dall’ansia di conservare tutto e pronte ad ascoltare i giovani e a lasciarsi evangelizzare dagli ultimi. L’esortazione finale a ripartire dal kerigma ha ribadito che le comunità cristiane costituiscono il vero antidoto all’individualismo e alla violenza della modernità. Nella seconda parte della serata, i consiglieri si sono divisi in gruppi di lavoro per tradurre queste visioni in priorità diocesane concrete. La restituzione in assemblea ha evidenziato istanze precise: la riorganizzazione delle unità pastorali in chiave missionaria, la ridistribuzione del clero e l’adozione di un metodo coraggioso, pronto a rischiare strade nuove e persino il fallimento pur di superare schemi ormai inefficaci. Sul piano dello stile, è emersa la necessità di riscoprire l’accoglienza, attivare cammini di fede per adulti, ricucire lo scollamento generazionale e rimettere al centro la famiglia. È stata infine sottolineata l’importanza di valorizzare il diaconato e l’uso pastorale dei beni culturali


