Nel primo anno in cui, il 4 luglio, si festeggerà San Pier Giorgio Frassati vivremo in tutta Italia la XIV edizione della Settimana nazionale dei “Sentieri Frassati”, il consolidato appuntamento escursionistico lungo gli itinerari di particolare interesse naturalistico, storico e religioso che il Club Alpino Italiano ha inaugurato in collaborazione con varie altre associazioni, tra cui l’Azione Cattolica Italiana, la FUCI, l’AGESCI e la Giovane Montagna. Lo scorso 7 settembre Leone XIV ha infatti dichiarato santo Pier Giorgio Frassati. «Un alpinista tremendo», come lo aveva chiamato San Giovanni Paolo II, il Papa che lo ha fatto conoscere a tutto il mondo beatificandolo a Torino nel 1990 e indicandolo ai giovani nelle Giornate Mondiali della Gioventù, da Sydney a Rio, come l’uomo delle otto beatitudini. È il suo amore per le montagne che ha spinto il Club Alpino Italiano a volere in ogni regione italiana un sentiero dedicato a questo giovane morto improvvisamente a 24 anni mentre si stava laureando in ingegneria meccanica con specializzazione in ingegneria mineraria, facoltà scelta col desiderio di essere vicino a quella categoria di lavoratori all’epoca tra le più sfruttate e dimenticate e “poter scendere con i minatori nelle viscere della terra”. Il giovane alpinista torinese amava la montagna e la sentiva come “una cosa grande, un mezzo di elevazione dello spirito, una palestra dove si tempra l’anima e il corpo”. È lo stesso Pier Giorgio a scrivere su una foto, che lo ritraeva arrampicato a una roccia, “verso l’alto”, per indicare non solo il senso di chi cammina in montagna ma il segreto profondo di chi cerca un senso alla vita trovandolo nella luce della fede. Ogni sentiero dedicato a Pier Giorgio diventa così uno stimolo a non essere mediocri, indifferenti, un invito a “vivere e non vivacchiare”. Il 2026 è anche l’anno in cui ricordiamo l’ottavo centenario della morte di frate Francesco, patrono d’Italia, giovane, innamorato del Vangelo, costruttore di fraternità, cantore della bellezza delle creature e del creato. Due giovani che vissuti in epoche diverse hanno vissuto la fede con gioia e semplicità, trasformando il mondo che abitavano. La frase che Francesco accolse dal crocifisso e che visse nel bacio al lebbroso “va’ e ripara la mia casa che va in rovina” vorrei riferirla non solo alla Chiesa di ogni tempo ma alla nostra società italiana. In questi giovani troviamo il senso vero di ogni giovinezza: nascono dalle loro ricche famiglie, ad Assisi, a Torino ma non si lasciano irretire né dalla ricchezza, né dagli agi, né dalla vita comoda ma hanno saputo fare la differenza: non con la violenza delle parole e dei gesti passati ma ridando speranza e slancio, specialmente a chi aveva paura e viveva nella povertà più estrema. Ad ottanta anni dalla nascita della nostra repubblica, in questi giovani vediamo quale debba essere la forza della fede nella nostra società: lievito che fermenta, sale che dà sapore, luce che illumina. In loro la bellezza non si è bloccata sulle coste dei mari della nostra penisola né sulle vette delle Alpi ma ha abbattuto muri e costruito ponti oltre ai confini della sicurezza illusoria di chi si chiude all’altro: Francesco ha rinnovato l’Italia, l’Europa, il mondo intero; Pier Giorgio continua a segnare il passo di milioni di giovani che lo vedono come loro patrono. Camminando per i sentieri, qualunque essi siano, siamo certi che con i nostri passi percorriamo solo apparentemente un percorso poco battuto: già Francesco ottocento anni fa e Pier Giorgio cento anni fa lo hanno segnato. Impegniamoci a fare anche la nostra parte in questo terzo millennio, nella ricerca feriale del bene comune, della giustizia, dell’attenzione agli emarginati, agli invisibili; incontrando e servendo gli ultimi Francesco e Pier Giorgio hanno gustato la bellezza della vita e del creato. Possa sorprenderci sulla via del dialogo e dell’attenzione agli ultimi, il dono della pace per essere “fratelli tutti”.


