Con questa mostra, la Rete Museale presenta i primi risultati scientifici, diagnostici e attributivi di una ricerca triennale che ha permesso di valorizzare opere e collezioni del territorio, riscoprendo tesori altrimenti destinati a rimanere invisibili e rendendoli accessibili al pubblico
Dal 4 luglio al 27 settembre 2026 le Sale del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino ospitano “Da Barocci a Tiepolo. La Madonna Albani e la grande pittura italiana tra Cinque e Settecento”, una mostra organizzata dal Comune di Urbino in collaborazione con la Rete Museale Marche Nord. L’esposizione segna il ritorno temporaneo in città di uno degli ultimi capolavori di Federico Barocci: la Madonna Albani, oggi parte delle collezioni di BNL BNP Paribas.

Opere. Ben trentadue i quadri che compongono la mostra, selezionati tra quelli recentemente depositati o messi a disposizione, per fini di studio e approfondimento scientifico, presso la Rete Museale Marche Nord. Con questa mostra, la Rete Museale presenta i primi risultati scientifici, diagnostici e attributivi di una ricerca triennale che ha permesso di valorizzare opere e collezioni del territorio, riscoprendo tesori altrimenti destinati a rimanere invisibili e rendendone possibile la condivisione pubblica. La Madonna Albani, realizzata da Federico Barocci a nei primi anni del Seicento per la famiglia Albani e rimasta per secoli legata alla storia di Urbino e, in particolare, alla memoria del papa urbinate Clemente XI Albani, torna eccezionalmente nel luogo per cui fu concepita. La sua presenza costituisce il cuore dell’intero percorso: non solo un grande prestito, ma una vera occasione di restituzione culturale, capace di riunire opera, città, committenza e memoria storica.
Influenze. Attorno alla Madonna Albani, la mostra propone un confronto con la pittura italiana tra la fine del Cinquecento e il Settecento, riunendo opere di artisti di primo piano come Giovanni Lanfranco, Carlo Bononi, Jacopo Palma il Giovane, Antiveduto Gramatica, Luca Giordano, Giovanni Battista Piazzetta e Giandomenico Tiepolo. Il percorso permette di osservare da vicino la fortuna e la persistenza del linguaggio baroccesco, istituendo un dialogo inedito tra i pittori marchigiani e urbinati — allievi, seguaci o artisti attivi nella sfera di Barocci, come Alessandro Vitali, Antonio Viviani, Andrea Lilio e Claudio Ridolfi — e i contemporanei esiti della grande pittura bolognese, veneziana e romana.
Collaborazioni. La mostra urbinate si avvale del sostegno del Legato Albani il progetto espositivo ha il patrocinio del Senato della Repubblica, della Giunta Regionale delle Marche, del Consiglio Regionale delle Marche e dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Urbino e Gradara vengono così unite in un progetto condiviso di valorizzazione del patrimonio marchigiano, capace di riportare al centro dell’attenzione opere, artisti e storie profondamente legati all’identità culturale del territorio. Un’occasione rara per rivedere a Urbino la Madonna Albani e per riscoprire, attraverso il confronto con alcuni grandi protagonisti della pittura italiana, il ruolo decisivo di Barocci nella trasformazione dell’immagine sacra tra Rinascimento e Barocco. La mostra è accompagnata da un volume di studi sulla Madonna Albani, curato da Luca Baroni, edito da Silvana Editoriale e finanziato dal Legato Albani.


