Forse non tutti sapremmo dire che cosa sia la FOMO, ma di sicuro la vediamo nelle persone attorno a noi. FOMO è l’acronimo di Fear of missing out (inglese, com’è ovvio di questi tempi) e sta per “Paura di rimanere fuori”. È una fobia legata all’avvento di smartphone e social per cui si guarda compulsivamente e di continuo ciò che viene pubblicato, con l’ansia di rimanere esclusi e che la festa o l’evento a cui partecipano gli altri siano più interessanti. Si comprende bene come i più soggetti alla FOMO siano gli adolescenti e i giovani, che tanto hanno bisogno dell’occasione di vivere da protagonisti.

L’unico rischio, però, non è quello di perdere qualcosa, bensì di perdere la propria vita, quella meravigliosa e incasinata opportunità che nessuno potrà afferrare al posto mio. E di questo bisogna aver paura, perché la vita ci può passare di fronte mentre siamo occupati a fare altro. L’inquietudine è proprio la spinta insopprimibile di raggiungere l’importante, e “patire” il desiderio di trovarsi nel posto giusto per afferrarlo.
L’uomo non possiede nulla di più prezioso della propria inquietudine, quella sottile maledetta nostalgia che lo spinge a cercare oltre, tanto che se questa non viene ascoltata e compresa rischia di trovare sfogo in maniere degenerate, come la FOMO o le dipendenze. L’autentico inquieto, invece, è disposto a trovarsi sempre oltre, perché è lì che abita il suo desiderio d’infinito.
Perciò dal 7 all’8 novembre ci sarà un weekend per giovani (18-35 anni) dal titolo Finché si è inquieti si può stare tranquilli, in cui ci accompagnerà il gabbiano Jonathan Livingston, esiliato dallo stormo perché non capiva il suo desiderio di andare oltre lo sfamarsi.
Cominceremo sabato alle 15.30, per concludere verso le 17.30 di domenica (dare l’adesione entro il 25 ottobre). Appuntamento nella Sala S. Rita (via Saffi 12) del monastero!


