Il 23 ottobre sarà presentato ufficialmente il progetto sociale “A caval donato … la relazione che cura” di Anffas Fano, incentrato su interventi assistiti con gli animali e percorsi gratuiti di rieducazione equestre per persone con fragilità. Ne abbiamo parlato con il presidente Federico Falcioni.
Come è nata l’idea di questo progetto e cosa rappresenta per ANFFAS Fano?
Il progetto è il tentativo di far ripartire un’attività che ha contraddistinto la storia di Anffas in questo territorio. Il centro Itaca è stato, da sempre, conosciuto come un grande parco aperto alla cittadinanza nel quale promuovere integrazione e inclusione sociale. L’idea della rieducazione equestre non è quindi attribuibile a me perché questi valori, a Itaca, ci sono sempre stati da oltre 30 anni. L’unica cosa di cui può vantarsi l’attuale direttivo che rappresento è solo quella di aver ripreso il progetto e di averlo rianimato avendolo reso oggetto del progetto crowdfunding della Fondazione Carifano. Per questo ringraziamo la Fondazione e tutti coloro che hanno sovvenzionato questa ripresa.
Quali benefici concreti ci si può aspettare dalla relazione tra i partecipanti e i cavalli?
Il coinvolgimento delle persone con disabilità, nelle attività terapeutiche con i cavalli può avere effetti positivi quali l’aumento dell’attenzione e della capacità di concentrarsi. Inoltre l’attività della rieducazione equestre testimonia che il percorso fatto dai ragazzi del centro diversi anni fa ha costituito una grande occasione di sviluppo e di autopromozione fino a confluire nelle Special Olympics ovvero un grande movimento globale dedicato a bambini e adulti con disabilità intellettiva con l’obiettivo di promuove l’inclusione, il rispetto e l’autonomia attraverso lo sport.
Come sta rispondendo la comunità di Fano e del territorio a questa chiamata? C’è grande solidarietà?
Abbiamo trovato molte adesioni tra le famiglie che vogliono partecipare e l’aver fornito all’interno del progetto un pacchetto di lezioni gratuite ha dato modo alle persone di provare e verificare se la conoscenza con l’animale può costituire uno strumento di crescita pur nella fragilità. Abbiamo inoltre sfruttato la sensibilità e la condivisione di diversi volontari che assistono gli istruttori nelle lezioni. Vincente penso sia stato promuovere cercando di non costringere le famiglie con investimenti economici. Da qui lo slogan che si riallaccia al noto proverbio “a caval donato … non si guarda in bocca”.
Una volta raggiunti gli obiettivi della raccolta fondi, come prenderà vita concretamente il progetto giorno per giorno?
Il progetto è già partito da un paio di settimane e sta dando buonissimi risultati. Abbiamo già una prima lista di iscritti composta da 16 persone e addirittura una piccola lista d’attesa che contiamo di accontentare non appena avremo organizzato al meglio le risorse. Proprio per questo le persone che se la sentono di dare un aiuto ai nostri istruttori possono contattare l’equipe organizzativa. Attualmente siamo operativi dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00.


