«La grandiosa finale del capitolo VIII della lettera ai Romani, ci indica un itinerario di fede come fiducia in colui che per noi, per la nostra salvezza ha dato a noi suo figlio. Nulla potrà separarci da un amore così, nemmeno la morte. E dunque andiamo a lui con confidenza, è lui che ci invita: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi. La mattina del 28 marzo scorso, Silvia mi telefonò chiedendo di potermi incontrare. Ci incontrammo nel pomeriggio. Era affranta. Aveva ricevuto la notizia che il male l’aveva nuovamente aggredita. Era confusa fra tanti pensieri riguardo alla sua vita e la sua fede: se fosse la sua vera fede, e come credere. Ma la sostanza della sua volontà di incontrarmi era un’altra: voleva confessarsi. Non solo. Mi chiese l’unzione degli infermi e anche la comunione eucaristica. Se ne andò più serena, consapevole della lotta che l’attendeva. Ci siamo scambiati messaggi di auguri per la Pasqua: il tono del suo messaggio mi sembrava tranquillo. Ora siamo qui a celebrare la conclusione della sua lotta e soprattutto il compimento della sua ricerca di fede».

Così è iniziata l’omelia dell’Arcivescovo mons. Giovanni Tani in occasione delle esequie della Prof.ssa Silvia Cuppini Sassi celebrate giovedì 19 maggio in una affollatissima Cattedrale a sottolineare la popolarità, l’affetto, la stima dei cittadini nei confronti di un personaggio che ha segnato la storia sociale e culturale della città per più decenni. Il suo contributo è stato importante non solo come docente universitaria, come esperta di storia dell’arte moderna, come critico e saggista, ma anche come assessore alla cultura del comune di Urbino. Si è sempre resa disponibile ogni qualvolta era richiesto il suo intervento; da ricordare la sua presenza nella commissione artistica del concorso Mariano di Trasanni dedicato a Maria Regina d’Europa. Al termine un commosso saluto le ha rivolto il fratello Riccardo.


