Si è tenuta venerdì 18 settembre, presso la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Montecchio di Vallefoglia, la prima plenaria interdiocesana dell’assemblea degli operatori pastorali dal titolo Comunità di comunità — la Chiesa come un mosaico. Parrocchie in conversione sinodale e missionaria per una pastorale di prossimità. L’incontro, presieduto da S.E.R. Mons. Sandro Salvucci, ha visto la partecipazione di ministri ordinati, presbiteri, diaconi, consacrati e operatori pastorali delle diocesi di Pesaro e Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado.
Dopo l’invocazione allo Spirito Santo e il saluto agli organizzatori, il vescovo Sandro ha introdotto i lavori ricordando l’assemblea diocesana di Roma presieduta da Papa Leone XIV, che partendo dal Vangelo di Giovanni ha sottolineato come ogni azione pastorale debba ripartire non dal «che cosa fare» ma dal «chi e come incontrare». «Nelle nostre comunità — ha aggiunto citando il Papa — si può rimanere anonimi, invisibili e incompresi, oppure essere visti, conosciuti e chiamati per nome».
Il cuore della serata è stata la relazione di don Alessandro Bonetti, vicario generale della Delegazione Pontificia di Loreto e già vicario episcopale per la pastorale a Verona. Partendo dal documento CEI Lievito di pace e di speranza, don Bonetti ha delineato la prospettiva di una «conversione pastorale e missionaria» che non si limiti a conservare l’esistente, ma coinvolga mentalità, stili di vita e strutture. «La missione costituisce il criterio fondamentale di ogni scelta ecclesiale», ha affermato, invitando a superare ogni autoreferenzialità per annunciare il Vangelo nelle periferie esistenziali.
Al centro della riflessione, il tema del cambiamento d’epoca. Citando Papa Francesco e il pensatore Nikolaj Berdjaev, don Bonetti ha spiegato come i cambiamenti epocali siano processi lunghi e complessi, nei quali l’unica necessità è «adattarsi a ciò che avviene senza perdere la propria identità». Da qui l’invito a passare dalla logica del progetto a quella del processo: «Il processo ha bisogno di un sogno, di una visione, di un orizzonte verso cui muoversi». E ha portato l’esempio di una parrocchia che, dopo un lungo discernimento, ha scritto sulla porta della chiesa la propria visione: È bello per noi stare qui.
La serata è proseguita con la testimonianza di don Giuliano Fiorentini, parroco a Jesi, e di Matteo Tonati, che hanno raccontato l’esperienza del Corso Alpha, strumento di evangelizzazione nato a Londra e diffuso in tutto il mondo. «Non è un movimento, è uno strumento — ha spiegato don Giuliano —. È una proposta per avvicinare chi è lontano dalla Chiesa, un progetto che si sviluppa nelle case e si ferma sul sagrato». Il metodo si basa su un pasto condiviso, un video che pone delle domande e un piccolo gruppo di condivisione, in un clima di assoluta libertà e senza giudizio. «Si crea uno spazio sicuro dove Gesù si rivela anche a chi non lo conosce», ha aggiunto Matteo, raccontando la commozione di un ragazzo che, al settimo incontro, ha detto: «Non so chi sia lo Spirito Santo, ma questa sera mi voglio presentare a voi».
E proprio da queste piccole storie, da questi incontri che accadono lontano dai riflettori, prende forma quel mosaico di cui parla il titolo dell’assemblea. Un mosaico in cui ogni tessera, anche la più piccola e apparentemente insignificante, è indispensabile per comporre il volto di Cristo nel mondo. Perché la Chiesa, come è stato ricordato, non è un museo di cose antiche, ma un cantiere aperto, un popolo in cammino che, strada facendo, annuncia che il Regno dei Cieli è vicino.


