Sette ragazzi arrivano in una villa isolata per partecipare a una misteriosa caccia al tesoro legata alla leggenda della Contessa. Tra indizi nascosti, stanze oscure e presenze inquietanti, il gioco assume contorni sempre più ambigui. Quella che sembra una semplice sfida si trasforma presto in un viaggio tra paura, ironia e fragilità, costringendo ognuno di loro a confrontarsi con le proprie maschere e con ciò che resta quando l’apparenza comincia a crollare.
È questa la trama dell’ultimo film di Simone Riccioni in programma a Pesaro venerdì 23 ottobre. Lo abbiamo incontrato e intervistato.
Puoi raccontare qualcosa di te per chi non ti conosce? E in particolare come è nata in te la passione per il cinema?
Sono nato in Uganda da genitori marchigiani che avevano scelto di partire come missionari AVSI e lì ho vissuto i miei primi sette anni: un’esperienza magica, che mi ha lasciato una grande voglia di vivere, di scoprire, di guardare il mondo con occhi pieni di meraviglia.
La passione per il cinema è nata in modo inaspettato. Frequentavo i Salesiani di Macerata e un giorno il mio professore di diritto mi impose di partecipare a un musical: o salivo sul palco a recitare o mi avrebbe messo un 3 nella materia! Ebbene, quella che mi sembrava un’imposizione si è trasformata in una delle svolte più importanti della mia vita: una forzatura è diventata una passione e quella passione è diventata la mia strada.
- Da dove nasce l’idea di raccontare proprio i giovani e il loro mondo?
Io adoro i giovani. Sono pieni di sogni, di desideri, di entusiasmo, ma spesso non trovano negli adulti qualcuno disposto a credere in loro e a sostenerli. Per questo ho deciso di aprire una scuola di cinema: perché, in fondo, mi sento ancora un po’ quel diciottenne con gli occhi rivolti alle stelle, pieno di domande e di speranze. Voglio quindi aiutare altri ragazzi a guardare in alto e a credere che, con qualcuno al loro fianco, quei sogni possano diventare realtà
- Che cosa significa secondo te essere giovani oggi rispetto a qualche anno fa? Ci sono più differenze o più affinità?
Oggi i giovani vivono in un mondo che corre molto più velocemente rispetto a qualche anno fa, dispongono di informazioni e strumenti che prima non esistevano e al tempo stesso sono sottoposti a tante pressioni: il confronto continuo con gli altri, la paura di non essere abbastanza, l’ansia per il futuro. Credo, tuttavia, che, al di là delle differenze, ci siano delle affinità profondissime: anche oggi un ragazzo ha bisogno di trovare il suo posto nel mondo e quindi ha bisogno di essere visto, ascoltato. Ha bisogno di qualcuno che gli dica: “Io credo in te, proviamoci insieme!”.
- Quali sono le paure e le aspettative dei ragazzi che hai cercato di raccontare? Quanto c’è di autobiografico o di personale nella storia? Come la tua esperienza personale ha influenzato questa scelta?
Nel film incontrerete sette personaggi molto diversi tra loro, ognuno dei quali rappresenta un piccolo spaccato della società in cui viviamo. Di autobiografico in realtà non c’è molto. La mia influenza è nata soprattutto dal rapporto che ho avuto con i ragazzi, dalle esperienze condivise nel tempo, anche perché sono tutti allievi della mia scuola di cinema. Penso che una parte di quei dialoghi, di quelle emozioni sia finita inevitabilmente dentro il film.
- Che cosa hai imparato, realizzando questo film, che non avresti potuto imparare sui libri?
Per me sono le persone, gli incontri, che danno valore alle esperienze. Ogni incontro lascia qualcosa, anche quando dura poco e, a volte, può cambiare il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo. E’ proprio questa la bellezza dei rapporti umani: non sai mai quanto un incontro potrà segnarti, ma qualcosa dentro di te rimane.
- Che cosa vorresti che rimanesse nello spettatore, in particolare che cosa speri che un giovane spettatore riconosca nei tuoi personaggi?
La gioia di ripartire, di tornare ad essere autentici, originali. È questo, in fondo, il viaggio dei nostri personaggi: smettere di vivere secondo ciò che gli altri si aspettano e avere il coraggio di tornare ad essere semplicemente se stessi.
- Essere giovane regista oggi è più una difficoltà o un’opportunità?
Direi entrambe. È molto difficile, ma se non si molla, arrivano anche le opportunità.
Comunque una cosa è certa: vi aspettiamo al Cinema Multiplex Giometti di Pesaro venerdì 23 ottobre, alle ore 21 ci sarà l’anteprima del film “QUEL CHE RESTA DI NOI”, con noi attori presenti.


