La comunità agostiniana di Urbino, e con lei la città ed i devoti della “santa degli impossibili”, stanno preparando l’annuale appuntamento con la ricorrenza liturgica di santa Rita con una serie di appuntamenti che ben si intrecciano con l’anniversario della loro presenza in città
Santa Rita da Cascia: di che altro si dovrebbe parlare, se non di bellezza, pensando a lei, la Perla preziosa dell’Umbria come la definì Leone XIII? Afferma Ernes Hello che “La bellezza è la forza che l’amore dona alle cose”. Davvero questa fu la sua unica forza, disarmata e disarmante. Altrimenti, come spiegare la devozione inarrestabile di migliaia di persone che si riversano a Cascia e la venerano in tutto il mondo? Oggettivamente, che cosa spinge così tanti ad andare in quel piccolo centro umbro, per inginocchiarsi davanti al minuscolo corpo mummificato di una donna vissuta sei secoli fa? Un fascino irresistibile sembra scaturire da lei, inafferrabile come il profumo. Tutti noi cerchiamo e amiamo ciò che è bello, e soprattutto cerchiamo di renderci il più possibile belli per essere amati. I santi continuano a dimostrarci il contrario: amando per primi si diventa belli. Ma di quale bellezza stiamo parlando?

Donna del suo tempo. Il ceramista e architetto militare Cipriano Piccolpasso, di Casteldurante, nella sua opera Le piante et i ritratti delle città e terre dell’Umbria sottoposte al governo di Perugia scrisse che i casciani erano “huomeni di bellissimo aspetto, ma di natura feroci e crudeli nelle cose de l’honore”. Come la natura che li circondava, aspra e stupenda. Anche il tempo in cui Rita visse – l’ultima fase del Medioevo, a cavallo del Trecento e Quattrocento – era meraviglioso e tremendo; il senso estetico era molto coltivato e raffinato, arrivando a regolare anche il lutto e la vendetta. Un tempo molto simile al nostro, in cui bastava un pretesto per essere uccisi, con una società superficiale e attenta all’esteriorità. Prendendo le Regole per alcune anime divote, libro spirituale dell’epoca in colorito volgare umbro, si vede quante accortezze ad esempio avessero donne e fanciulle per il loro aspetto. Rita apparteneva a una famiglia non nobile ma benestante, quindi di certo sarà stata educata alle buone maniere e a presentarsi bene. Ma non è tale bellezza ad aver affascinato tanti cuori. La conclusione della Regola del s. padre Agostino è illuminante, là dove esorta le monache a vivere innamorate della bellezza interiore. Che certo si deve riflettere anche esternamente: chi di noi riuscirebbe a immaginarsi una Rita grezza e grossolana? L’amabilità è invece il suo tratto più caratteristico, rivelativo del profondo anelito per valori alti e puri a cui conformò la sua intera esistenza. In definitiva, amore per Cristo.
Annuale ricorrenza. Quest’anno i festeggiamenti ritiani inizieranno martedì 19 maggio nella nostra chiesa alle 18, con la testimonianza di sr. Rita Giaretta, insignita lo scorso anno a Cascia del Riconoscimento Internazionale S. Rita per il suo impegno a favore di donne vittime di prostituzione. A seguire, sarà esposta la reliquia della santa che rimarrà in chiesa fino al 22 maggio.
Il 20 maggio, alle 18.30, ci sarà la Celebrazione eucaristica con la benedizione del Pane del perdono, mentre il 21 alla stessa ora ci sarà la Supplica solenne. Il giorno di s. Rita, 22 maggio, ci saranno due SS. Messe: alle 8.30 e alle 18.30, con la benedizione delle rose. Al termine della Messa serale, il momento tradizionale e culminante della festa: la benedizione degli autisti e dei loro mezzi in via Saffi.


