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      Home » Ecco perchè le famiglie scelgono l’Oratorio. Intervista a don Peppe Fabbrini
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      Ecco perchè le famiglie scelgono l’Oratorio. Intervista a don Peppe Fabbrini

      RedazioneDi RedazioneNessun commento4 minuti di lettura
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      ATR 1 DON PEPPEDON GIUSEPPE FABBRINI COORDINA 27 STRUTTURE DELL’ARCIDIOCESI CON MIGLIAIA DI RAGAZZI

      A Pesaro sempre più famiglie scelgono l’Oratorio

       

      PESARO – Gli oratori sono una realtà che da qualche anno sta interessando tutta l’Arcidiocesi di Pesaro e si basa su un progetto condiviso da tutte le parrocchie aderenti che riguarda la crescita spirituale ed educativa di bambini dai 6 anni e di ragazzi fino a 25 anni.

      Don Giuseppe Fabbrini, responsabile del progetto, spiega l’importanza di questa realtà relativamente giovane a Pesaro.

      Come è nato l’oratorio, in particolare a Pesaro?

      L’oratorio, così come è stato pensato, nasce con San Filippo Neri nel 1500, poi è stato cambiato secondo le esigenze del tempo nel 1800 da San Giovanni Bosco; in seguito sono nati gli oratori filippini, salesiani, ambrosiani … Le Marche, tranne qualche Diocesi in cui erano presenti i salesiani, erano poveri di oratori, Pesaro in particolare. Fino a nove anni fa solo quattro parrocchie avevano strutture per ragazzi, ma non vi era niente di coordinato. Con l’arcivescovo Piero Coccia abbiamo iniziato a creare un progetto unitario. All’inizio volevamo trovare un modello di oratorio, poi, non avendo una tradizione di base, abbiamo deciso di partire dai criteri educativi da utilizzare, grazie ad un monitoraggio di tutte le parrocchie, cercando i bisogni delle varie comunità. Oggi abbiamo un progetto educativo unitario e siamo arrivati ad aprire ventisette oratori, alcuni dei quali sono ben strutturati, altri in fase sperimentale. Alcuni aperti anche nel periodo invernale ma tutti partono dagli stessi criteri in base ai quali si costruisce il progetto parrocchiale di oratorio, prendendo in considerazione le forze delle varie realtà.

      Se dovessimo ragionare in numeri, quante persone interessano gli oratori pesaresi?

      In totale, compresi animatori ed educatori, che formiamo annualmente, le persone interessate sono circa 3.200/3.300: su ventisette oratori abbiamo quelli molto grandi che contano sui 500 bambini e quelli più piccoli sui 30.

      Le tre parole di quest’anno “Educati ad accogliere, ascoltare ed accompagnare”, sono legate alla realtà difficile che stiamo vivendo?

      Le tre parole emergono dal Convegno Diocesano di settembre, basato sul rinnovo e la fioritura della Pastorale Giovanile: abbiamo pensato  che nell’oratorio ci sono molti giovani che operano anche come animatori, e quindi, fosse ideale utilizzare questo tema, che i ragazzi possono così scoprire da educatori ed educati. Noi partiamo dal positivo: sono tre parole coinvolgenti sia dal punto di vista cristiano che antropologico e potrebbero essere una buona risposta al periodo storico che stiamo vivendo.

      I genitori partecipano alla vita d’oratorio?

      Abbiamo circa 200/250 famiglie impegnate e anche per loro abbiamo creato dei corsi di formazione;  ai genitori chiediamo di essere loro stessi, dilatare la loro paternità e la loro maternità a servizio dell’oratorio: chiediamo all’adulto di non essere l’organizzatore, ma l’appoggio.

      Come è una giornata tipo?

      L’inverno segue soprattutto l’anno liturgico e facciamo dei laboratori tematici, molti oratori sono aperti anche la domenica. L’estate ha una struttura diversa. Anzitutto l’oratorio è aperto tutti i giorni e diventa un valido sostegno per le famiglie. Una giornata tipo potremmo riassumerla così: ci si incontra nel cortile, perché è il luogo dove si sta liberamente con delle regole, poi c’è il momento della preghiera e vengono date quotidianamente delle parole su cui riflettere quel giorno, tramite un laboratorio, un canto, una recita. Poi c’è del tempo dedicato al gioco e allo sport, tempo dedicato al momento per la rappresentazione finale ed in genere c’è un’uscita settimanale.

      Quali sono stati i risultati di questi anni e quali gli obiettivi per i prossimi?

      Per quanto riguarda i risultati, la cosa più importante è vedere un giovane di 18/20 anni che passa un mese e mezzo d’estate nell’oratorio a fare l’educatore e ti dice che vuole dare quello che ha ricevuto in precedenza, secondo la teoria della restituzione. Un altro traguardo è avere le famiglie che scelgono l’oratorio piuttosto che il centro sportivo, di cui però non vogliamo né essere antagonisti né alternativi. Le prospettive invece che abbiamo sono diverse: ci stiamo mobilitando per formare i cortilai, cioè gli educatori addetti all’accoglienza e stiamo parlando di educatori missionari, cioè mandare quelli con esperienza in oratori che stanno nascendo. Questa realtà, sempre più presente nella nostra città, che vuole mettere tutte le persone sullo stesso piano, vedendo l’educazione come ascolto ed unione delle storie e dei valori di tutti, festeggerà l’inizio delle attività con OratorInsieme al Parco Miralfiore, il 23 giugno, a cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per giocare e contemporaneamente conoscere ed apprezzare questa bella iniziativa diocesana.

      A cura di Roberta Patrignani

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