La solennità di san Crescentino chiama in causa l’intera comunità cittadina e diocesana. Ricordando 3 possibili prerogative appartenute al nostro Patrono (soldato, giovane e laico) torna alla mente il n° 102 dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco: «I laici sono semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c’è una minoranza: i ministri ordinati». Proprio per questo poche settimane fa il nostro arcivescovo, mons. Sandro Salvucci, ha indirizzato alle confraternite, movimenti ed associazioni ecclesiali diocesane un accorato invito alla partecipazione, quale segno visibile di una testimonianza cristiana oggi più che mai possibile e doverosa. Mons. Salvucci sottolinea: «Festeggiare il Patrono, per una comunità ecclesiale e civile, non è un gesto formale: è un momento che ci raduna attorno alla fede ricevuta, rinnova la gratitudine per le nostre radici e rafforza il legami di unità e fraternità, perché i valori che ci animano tornino a essere linfa spirituale antica e sempre nuova per la vita quotidiana, Sarebbe bello che ogni gruppo, confraternita, associazione e movimento fosse presente, possibilmente con la propria uniforme, le proprie insegno o il proprio distintivo…».

E proprio al tema del prendere una posizione, dare testimonianza, non essere indifferenti, l’Arcivescovo ha dato forte risalto nella sua omelia: «Desidero porre particolare attenzione proprio su questo “essere nel mezzo”, che rappresenta concretamente il significato del verbo “intercedere” e del sostantivo “intercessore”… Così dice l’apostolo Paolo: “In Cristo Gesù… voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19). In virtù di questa comunione che unisce la terra al cielo, San Crescentino, pur distante nel tempo, lo sentiamo come uno di noi. Secondo la tradizione tramandata fino a noi, egli, da soldato convertitosi al cristianesimo, depose la spada che porta morte per rivestirsi dell’armatura di Dio e impugnare la spada della sua Parola, che annunciò ai pagani. Con questa spada San Crescentino affronta e vince il drago, figura di tutto ciò che si oppone al vero bene della persona e della comunità, insidia la dignità dell’uomo e ferisce il tessuto della convivenza, seminando rivalità e divisioni. In tal modo egli ci insegna il senso alto del “mettersi in mezzo”: non cedere all’indifferenza voltandosi altrove, né rimanere spettatori distanti di quanto accade nella propria città e nel cammino della storia, ma farci presenza vigile e responsabile, a servizio del bene di tutti».
La stessa processione che al termine della messa si snoda lungo le vie del centro vuole essere segno di una fede visibile. Lo storico tragitto della processione preveda tre tappe non casuali ma altamente significative, nelle quali l’Arcivescovo imparte la benedizione con la reliquia. Innanzitutto, all’università, storica fucina di cultura (l’ateneo feltresco nacque nel 1506!). Scendendo viale Salvalai, si incontra il monastero delle agostiniane (che quest’anno festeggiano il 680° anniversario della loro presenza in città): la benedizione, attraverso di loro, intende raggiungere anche gli altri cinque monasteri presenti in Diocesi. La processione giunge poi in piazza della Repubblica, cuore pulsante di Urbino, dove i cittadini, gli studenti ed i molti turisti trovano il loro punto d’incontro e di dialogo. Infine, percorrendo via Vittorio Veneto si raggiunge il sagrato della Cattedrale da dove viene impartita la benedizione alla Città ed a tutta la comunità diocesana


