Museo Rossini: Il silenzio assordante su Gianfranco Mariotti

Chiamatemi pure “abbandonologa”, ma nella gioia orgogliosa procuratami dalla lettura degli articoli sulla splendida inaugurazione del Museo Rossiniano, un particolare, e che particolare, mi ha dolorosamente colpita, il non aver nominato mai il dottor Gianfranco Mariotti, colui che ha inventato, promosso, gestito, portato al trionfo il Rossini Opera Festival.

Superficialità? Negligenza? Dimenticanza? Ingratitudine?

Mariotti assente nelle foto, assente nelle parole dei cronisti, assente nelle vicende raccontate!

Eppure se non ci fosse stato lui, oggi, non ci sarebbe stata nessuna inaugurazione di Museo Rossiniano, perché è stato proprio Gianfranco Mariotti che, dall’alto della sua immensa sensibilità culturale, ha avvertito quanto limitata e inadeguata fosse la vera conoscenza del nostro Genio ed ha pensato non ad una “Rossinilandia”, ma ad un laboratorio musicale altissimo assieme alla “Fondazione Rossini”che potesse ridare verità e luce alla musica del Cigno, liberandola dalle mille incrostazioni che  tempo irrispettoso e musicisti superficiali e modaioli  le aveva aggiunto.

Operazione, questa sì, audace e altissima, in grado di restituire al mondo un patrimonio artistico-storico-musicale di insuperabile bellezza in parte dimenticato.

Ricordo i primissimi discorsi di Franco con mio marito Gilberto nelle nostre cene d’amici più di 40 anni fa: entusiasmo, passione, acribia critica, conoscenza capillare della materia, progettazioni audaci nelle loro parole che si accavallavano come in un torrente in piena. Era la scoperta di un grande sogno, era la possibilità di realizzare un evento che avrebbe sdoganato Rossini dalla parziale fama del solo “Barbiere” e dal gossip del tovagliolo e del tartufo e avrebbe fatto conoscere Pesaro al mondo, predisponendo Pesaro al titolo onorifico di “Città della Musica”.

Da allora il dott. Mariotti non ha vissuto che per il Rossini Opera Festival. Attento, esigente, fantasioso, intelligentissimo, divulgatore fascinoso, ha concentrato su Pesaro musicisti, musicologi, storici, bibliografi di tutto il mondo perché studiassero Rossini e ricercassero documenti, spartiti, autografi, lettere che parlassero di lui: ha voluto per gli spettacoli del suo “ROF”, i cantanti più dotati, i direttori d’orchestra più celebri, gli scenografi più famosi in un crescendo davvero rossiniano.

Oggi, che 40 anni di Rossini passato al “setaccio” della “renaissance” e delle revisioni critiche, hanno consolidato l’orgoglio e il compiacimento anche dei cittadini comuni, solo applausi, ammirazione e riconoscimenti per gli organizzatori di un Museo che non è che il risultato di tanti e tanti anni di studi, di spettacoli, di opere, di concerti, di successi internazionali realizzati dal ROF.

Il tempo crudele, passa, ma la storia esalta, o dovrebbe esaltare la verità e i meriti personali, frutto di folgorazioni geniali e colte di personaggi rari come il Dott. Mariotti di così straordinaria cultura da superare ogni partigiano dissenso, oratore e scrittore raffinatissimo, organizzatore tenace e oculato: è lui che ha regalato Rossini ai pesaresi e lo ha fatto con rara intelligenza, con gusto, con verità, con misura e tanto tanto amore.

IVANA BALDASSARI

Sul Museo Rossini vedi anche qui

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