Sabato scorso 13 giugno l’Oratorio di santa Croce, recentemente restaurato e da qualche anno sede della delegazione urbinate dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha fatto da preziosa cornice al solenne celebrazione della professione dei voti solenni
“Le monache sono furbe: loro cercano la gioia!”. Questo è stato uno dei passaggi dell’omelia di mons. Sandro Salvucci per la Professione solenne di sr. M. Rosaria Di Ianni sabato 13 giugno, festa del Cuore Immacolato di Maria, nella splendida cornice dell’Oratorio della S. Croce a Urbino. Mai parole furono più appropriate, e di sicuro la gioia è stata una delle note dominanti in questa giornata ricca di Grazia.

Emozione grande. È difficile non rimanere contagiati dall’emozione e dalla bellezza di una Professione solenne, tappa culminante del percorso di consacrazione a Dio. Si chiama “Professione” in quanto si professa appunto di dedicarsi interamente a Dio e alla Chiesa per tutta la vita con i voti di castità, povertà e obbedienza, con la sfumatura peculiare per noi agostiniani di vivere in perfetta vita comune. Un autentico matrimonio, con tanto di anello che il vescovo infila all’anulare destro della monaca. La commozione di sr. M. Rosaria era tale che le tremava la mano e mons. Sandro Salvucci, con gesto delicato e deciso, l’ha presa nella sua mettendole al dito la particolare fede con sopra il Crocifisso. Sì, perché noi cerchiamo la gioia ma sappiamo che essa si trova passando nello spessore della Croce. La nostra furbizia sta nell’affidarci completamente a Cristo e sr. M. Rosaria l’ha compreso, scegliendo di far incidere all’interno dell’anello l’invocazione consigliata da don Dolindo Ruotolo: Gesù, pensaci tu!

Contesto peculiare. Il sigillo della Croce si trovava anche, come accennato prima, nella chiesa scelta per la celebrazione: l’Oratorio a essa dedicato custodito dall’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme, che ci ha generosamente ospitato e di cui erano presenti alcuni Cavalieri. Molti urbinati hanno potuto contemplare per la prima volta questo gioiello del centro storico, solitamente chiuso, che affascina per i suoi stucchi, pitture, arredi lignei. Simbolo perfetto della bellezza della vita monastica, che si rivela raramente in eventi come questo, per tornare presto alla sua straordinaria quotidianità, nascosta nel mondo come lievito nella massa. Proprio questo è stato il gesto della veglia in preparazione, svoltasi la sera precedente: ognuno doveva mettere un pizzico di lievito nella farina, ricevendo in cambio da sr. M. Rosaria un acino di rosario quale segno dei piccoli gesti che insieme compongono il “per sempre”.
Gioia condivisa. Sia alla Veglia sia alla Professione erano presenti parenti, amici vecchi e nuovi, religiosi, sacerdoti, la Madre Presidente della Federazione dei monasteri agostiniani d’Italia e il Padre provinciale… Come ogni matrimonio che si rispetti, anche questo è stato una festa di famiglia, parola che lo rappresenta meglio di altre insieme a gioia. E a gratitudine. Sì, perché il 13 giugno è anche l’anniversario del riscatto di S. Caterina. Nel 1902, infatti, alcune religiose ricomprarono parte del monastero, passato al Comune con la soppressione del 1861. Ieri come oggi, non possiamo che ripetere il nostro saluto agostiniano: Deo gratias semper!


