Il 10 giugno scorso è stato pubblicato dalla CEI il documento “Radicati e costruiti in Cristo” – Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia”, approvato dai vescovi italiani nel corso della 82° Assemblea generale (Roma, 25-28 maggio 2026). Si tratta di linee di orientamento che non si sostituiscono il Documento di sintesi del cammino sinodale “Lievito di pace e di speranza”, approvato dalla III Assemblea sinodale e consegnato alla CEI nell’ottobre 2025, ma sono un testo nel quale i vescovi mettono in luce alcuni aspetti su cui tutte le chiese che sono in Italia sono chiamate a convergere nei prossimi anni.
In questo testo i nostri pastori riconoscono apertamente l’importanza di “tutto il percorso sinodale, svolto in sinergia con quello della chiesa universale” che “ha mostrato anzitutto lo stretto legame che unisce la sinodalità vissuta all’annuncio e alla testimonianza del Vangelo nel mondo di oggi”. In un contesto caratterizzato dalla complessità si afferma che “solo la corresponsabilità differenziata dei cristiani può consentire un discernimento e un impegno adeguati”. Allo stesso tempo i vescovi ricordano a tutti che “quanto vissuto in questi anni ha bisogno di essere accolto, custodito e tradotto in scelte concrete” per poi procedere a “indispensabili forme efficaci di verifica del lavoro svolto”.
Il primo grande tema è quello della trasmissione della fede che presuppone una conversione missionaria della pastorale orientata ad un incontro diretto e spontaneo con le persone con sui si condivide la vita ordinaria. Si tratta di una trasmissione inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità cristiana e contemporaneamente attenta a tutti coloro che desiderano “ricominciare” creando contesti ospitali di ascolto e di narrazione adulta della fede capace di “intercettate la vita quotidiana e raccordarla con il Vangelo”.
Il secondo ambito riguarda la dimensione comunitaria della vita di fede che, come si legge nel testo, non è mai un fatto solo individuale e non la si può vivere se non dall’interno di un’autentica esperienza di vita fraterna con coloro che appartengono a Cristo. Di fronte all’indebolimento di tutto ciò che porta alla socializzazione e alla formazione di una cultura condivisa, la comunità cristiana può rappresentare una realtà alternativa ed essere capace di profezia.
Ma “la realizzazione della comunità cristiana non può essere un impegno dei soli presbiteri e diaconi”.
Ecco il terzo tema: la corresponsabilità di tutti i cristiani, donne e uomini, in forza del sacramento del Battesimo. E qui emerge la valorizzazione delle cristiane e dei cristiani laici, sia a livello di presenza nella famiglia, nella politica, nella scuola, ecc. sia attraverso gli organismi di partecipazione e i ministeri istituiti. Viene ripensato anche il servizio di guida delle comunità cristiane come “esercizio pastorale in equipe” in modo da “superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo”.
Il quarto ambito evidenziato dai vescovi è quello delle strutture: “ogni comunità ecclesiale, sollecitata dalla Parola, è chiamata a ripensare alla propria organizzazione, ai luoghi, alle sue attività, al suo modo di essere profetica dentro la storia”. Tale orientamento è legato all’ambito della vita comunitaria in cui si fa riferimento anche alla necessità di una “riconfigurazione coraggiosa della Chiesa sul territorio” con l’obiettivo di rendere le comunità “luoghi di autentica esperienza ecclesiale”.
Siamo quindi nella fase attuativa del percorso sinodale che “richiede un itinerario di purificazione e conversione continua”. In questo orizzonte tutto il popolo di Dio, il Vescovo assieme ai presbiteri, ai diaconi, agli organismi di partecipazione, ad una apposita equipe sinodale e a tutti i battezzati, dovranno animare e sostenere il processo in atto.
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