Close Menu
Il Nuovo AmicoIl Nuovo Amico

    Iscriviti alla Newsletter

    Ricevi le ultime notizie creative da Il Nuovo Amico.

      Ultimi articoli

      Testimonianza di Federica Gentile

      La ferrovia: un tema di attualità

      Settimana Alzheimer: “Il padre” di Zeller

      Facebook X (Twitter) Instagram
      Facebook X (Twitter) Instagram YouTube
      Il Nuovo AmicoIl Nuovo Amico
      Leggi il giornale in PDF
      • Pesaro
      • Fano
      • Urbino
      • Podcast
      • Cultura
      • Chiesa e Mondo
      • Abbonati
      Il Nuovo AmicoIl Nuovo Amico
      Home » Presentata l’icona del “Buon Pastore”
      home

      Presentata l’icona del “Buon Pastore”

      Redazione di UrbinoDi Redazione di UrbinoNessun commento3 minuti di lettura
      Facebook Twitter WhatsApp LinkedIn Email
      Condividi
      Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

      L’opera realizzata da una sorella clarissa cappuccina del monastero è stata commissionata dal Rettore del Seminario Regionale di Ancona.

      La sera del 26 aprile, in un clima raccolto e quasi familiare, nella chiesa delle Cappuccine di Mercatello sul Metauro, c’è stato un bel momento di riflessione e condivisione grazie all’icona del “Buon Pastore” commissionata dal Rettore del seminario regionale di Ancona e realizzata da una sorella. Nella presentazione che ha animato la serata sono emersi tratti significativi. Quando pensiamo a Cristo «Buon Pastore,» abitualmente lo immaginiamo con le pecore intorno e con un agnello sulle spalle o in braccio.

      Immagine. Qui troviamo qualcosa di più inconsueto: sulle spalle il Cristo porta un uomo –Adamo- e poi tira su per il polso anche una donna: Eva. Il linguaggio è chiaramente simbolico. Nella tradizione dei Padri della Chiesa, infatti, l’immagine del Buon Pastore assume caratteristiche pasquali: il Pastore è Colui che scende fino nella morte e negli inferi per trovare la pecorella smarrita e riportarla al Padre. Dopo il peccato l’uomo si trova privato della vita: povero, bisognoso e isolato dalla Comunione. In Adamo ed Eva – simbolo dell’intera umanità-  si può ritrovare ogni volto: da quello del primo uomo, fino all’ultimo che sta nascendo in questo momento. Siamo noi!

      Cristo si presenta chiaramente come il Risorto: la veste sfolgorante di bianco ci parla della gloria, la luce che salva, la vita eterna del Figlio; le ferite aperte, ma gloriose; i piedi in posizione ascendente: Cristo si è inabissato dentro l’umanità, per innalzare l’uomo.

      Adamo. Da notare il particolare incontro di sguardi: Adamo, il vecchio uomo che, con il peccato ha perduto la sua identità, incontrando lo sguardo del Salvatore, finalmente scopre chi è. È come se -specchiandosi in Cristo-  dicesse: “Ecco chi sono io: Lui è il prototipo e io la sua immagine. Io sono plasmato a immagine del Figlio!”. Ora Cristo vede con gli occhi di Adamo, e Adamo vede con gli occhi pieni di misericordia di Cristo. Lo sguardo di Adamo finalmente si sazia in quello del Redentore: è un uomo nuovo! Il Cristo a sua volta, avendo ritrovato l’uomo perduto, sembra cercare anche colui che si trova davanti all’immagine. Nel Suo sguardo c’è posto per chiunque e, quanto più siamo perduti, tanto più siamo attraenti per Lui!

      Eva. La donna è afferrata da Cristo per il polso, con un gesto molto deciso. Per gli antichi il polso era la sede della vita a causa del battito del cuore che in quel punto si può sentire chiaramente. La donna, nata da una ferita (quella della costola del primo Adamo da cui è stata plasmata) ora rinasce da un’altra ferita: quella che il Padre ha permesso fosse inflitta sul corpo del Figlio affinché ne nascesse l’umanità salvata. La stessa mano di Eva che prima aveva afferrato il frutto, ora aderisce, si dona liberamente e riconosce, nell’uomo, Cristo stesso: il vero “frutto” dell’amore del Padre che la raggiunge e dal quale si lascia afferrare. Attraverso le mani di Cristo, di Adamo e di Eva si può leggere il “dialogo” d’amore tra Dio e l’umanità che avviene nella Redenzione: l’uomo e la donna, che col peccato si erano allontanati uno dall’altro, ora si ritrovano e si riconoscono come parte uno dell’altro, uno per l’altro, si danno la mano, in Cristo che li ricongiunge. Quando ci lasciamo afferrare da Cristo, ci troviamo innestati e trasformati in un unico Corpo: la vita della Chiesa, cioè l’amore che si realizza nell’umanità e la rende capace di comunione, di relazioni nuove e rigenerate.

      Condividi. Facebook Twitter WhatsApp LinkedIn Email

      Articoli Correlati

      Testimonianza di Federica Gentile

      3 Giugno 2026

      La ferrovia: un tema di attualità

      3 Giugno 2026

      San Crescentino patrono di Urbino: fervono i preparativi

      25 Maggio 2026
      Lascia un commento Annulla Risposta

      Percorso Quaresima 2025 - Chiesa Cattolica
      Editoriali

      “Con fede e coraggio si abbattono i muri”

      “Magnifica humanitas” prima enciclica di Leone XIV

      Accendiamo la pace con Sant’Ubaldo

      Un Vescovo italiano alla Albert Hall

      IL Nuovo Amico settimanale d'informazione Pesaro-Fano-Urbino
      Social
      • Facebook
      • Twitter
      • Instagram
      • YouTube
      Da non perdere

      Settimana Alzheimer: “Il padre” di Zeller

      Cultura

      Nella settimana dell’Alzheimer, la Fondazione Teatro della Fortuna ha dato vita alla sua prima produzione…

      Il canto liturgico è vivo

      Stagione di prosa 26/27 Ritorno al Teatro Rossini

      La sacralità della parola

      Iscriviti alla Newsletter

      Ricevi le ultime notizie da Il Nuovo Amico.

        Chi Siamo
        Chi Siamo

        Il Nuovo Amico
        Settimanale di informazione Fondato nel 1903
        Diocesi di Pesaro Fano Urbino
        Tel.: +39 0721 64052
        Email: info@ilnuovoamico.it

        Primo Piano

        “Il Signore ti dia pace!”

        Lectio Magistralis di S.E.R. Sandro Salvucci alla festa di ringraziamento RnS

        Ma che cosa significa “deserto”?

        Nuovi Commenti
        • Giuseppe Corapi su Paolo Pierucci 10 anni dopo. La lettera della moglie Cristina
        • Redazione su L’Ultimo Rebus di Leone Pantaleoni
        • Giuliana su L’Ultimo Rebus di Leone Pantaleoni
        • Francesca Carletti su “OGNISSANTI” – Sara, Luciano, Manlio e Paolo: quattro giovani pesaresi sulla via del Vangelo
        Facebook X (Twitter) Instagram
        • CONTATTI
        • STORIA
        • FISC
        • PREMIO VOLPINI
        • PREMIO ALDINA ROMBALDONI
        • Privacy e Cookies

        © 2026 Il Nuovo Amico. Tutti i diritti riservati. | Cooperativa Comunicare, via del Seminario 4 - 61121 Pesaro (PU) tel. 0721 64052 - C.F. 00957520414
        Pellegrinaggi e santuari | in collaborazione con : RossoZingone

        Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.