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      Home » Maioliche e colori del Rinascimento
      Cultura

      Maioliche e colori del Rinascimento

      RedazioneDi RedazioneNessun commento3 minuti di lettura
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      Grande successo presso Palazzo Madama di Torino per la mostra intitolata: “L’Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica”. L’esposizione torinese, curata da Timothy Wilson in collaborazione con Cristina Maritano, si trasferisce ora ad Urbino dove verranno esposte ben 157 maioliche di un’unica collezione privata, la più grande al mondo, con tantissime opere inedite. Abbiamo incontrato il ceramologo Claudio Paolinelli, già docente di Storia della Ceramica presso l’Università di Urbino, che ha affiancato Timothy Wilson, già conservatore dell’Ashmolean Museum di Oxford, nella curatela dell’allestimento urbinate: “Raphael Ware. I colori del Rinascimento” dal prossimo 31 ottobre al 13 aprile 2020 al Palazzo Ducale di Urbino.

      Perché questa mostra ad Urbino?

      Perché nel mondo, Urbino è sinonimo di maiolica rinascimentale e da troppo tempo a Palazzo Ducale non si realizzava una importante esposizione di maioliche, le ultime in ordine di tempo sono state “A gran fuoco” curata da Giuliana Gardelli nel 1987 e “Magnifica Ceramica” curata dal sottoscritto e da Claudia Cardinali nel 2011 e dedicata all’importante collezione privata pesarese di Mario e Rosvilde Del Prete. Perché portare un evento di richiamo internazionale nella capitale del Ducato vuol dire far rivivere a chi ama quest’arte, e non solo, le atmosfere che vivevano i duchi, restando abbagliati dai riflessi degli smalti colorati rimasti inalterati da oltre 500 anni!

      Tra i numerosi capolavori in mostra cosa merita particolare attenzione?

      Sicuramente le opere di artisti riconosciuti come i migliori maiolicari di tutti i tempi: Nicola da Urbino e Francesco Xanto Avelli. Le opere di questi due artisti e delle loro botteghe sono tra gli oggetti più ricercati da collezionisti e da musei stranieri … e in mostra ci saranno ben 21 opere loro e della loro bottega. Un altro elemento di richiamo è un piattello del noto servizio di Isabella d’Este realizzato da Nicola da Urbino nel 1524, uno dei pochissimi in mano privata tra i 23 oggetti superstiti al mondo.

      In questo percorso espositivo qual è il ruolo attribuito alla ceramica del nostro territorio?

      Le maioliche del Ducato di Urbino la fanno da padrone ovvero chi le ha raccolte in tanti hanno è rimasto “folgorato” dalla bellezza dei colori, dalla complessità delle composizioni e dall’eleganza delle forme di certi oggetti realizzati dagli anni Venti agli anni Ottanta del Cinquecento tra Urbino, Castel Durante, Pesaro. Ci troviamo difronte alla più grande collezione privata al mondo di maioliche specialmente del nostro territorio. Vederle ad Urbino risarcisce, anche se temporaneamente, quel “vuoto” che nel tempo si è creato a causa di dispersioni, vendite e furti dai nobili palazzi dell’attuale nostra “Provincia Bella”.

      Perché lei parla di un’esperienza unica per i visitatori?

      Questa mostra potrebbe stare benissimo al Metropolitan di New York o all’Ermitage di San Pietroburgo o al Louvre. Ma solo ad Urbino il visitatore potrà guardare un piatto e subito dopo affacciarsi dalla finestra ed ammirare lo stesso paesaggio dipinto oppure essere attratto da qualche corpulento putto intento a giocare con trofei e cornucopie sul ventre di una fiasca e vederlo poco dopo scolpito sull’architrave di qualche portale passeggiando per le stanze del Palazzo. Un’occasione speciale per capire quanto Raffaello, mediato dai suoi disegni e dalle incisioni dei suoi seguaci, abbia contribuito allo sviluppo di un genere d’arte, quello della maiolica istoriata, che è ancora nel mondo sinonimo di “bellezza” e preziosità.

      LORENZO FATTORI

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