Detentation Island: l’isola dei detenuti!

In carcere, nella sezione femminile, ci sono pochi capisaldi. Uno è il lunedì sera, Canale 5, “Temptations Island”, un programma che fuori conoscerete senza dubbio tutti, dall’alto contenuto morale, filosofico, sociale e culturale. In pratica si prendono 5/6 coppie di fidanzati (evidentemente selezionati tra i più coerenti e melliflui), si traghettano in Sardegna in un villaggio vacanze e si dividono tra lacrime e abbracci senza fine per circa 3 settimane alla fine delle quali dovrebbero capire se il loro sentimento è puro e reale o no (roba da fare impallidire il film “The Experiment” manifesto della follia umana).

Ruscelli di lacrime che durano fino a quando le porte delle rispettive ali del Villaggio si schiudono, quando in pratica si aprono le gabbie (un po’quello che succede in un noto locale di Pesaro il venerdì sera). Qui in carcere, accade il contrario.

Le gabbie sono chiuse e quando si aprono ebbene sì, può accadere di iniziare un nuovo percorso (non vedevo l’ora di usare questa parola che ormai questi fidanzati moderni utilizzano con una frequenza allarmante, probabilmente una delle poche che conoscono visto che sono pressoché certa che molti di loro, l’unico libro che hanno letto è il libretto di istruzioni del Silk Epil).

Ed ecco la Detentation Island! Dove ogni amore non potendo vivere di momenti di simbiosi sperimenta almeno per qualche minuto una vertigine di felicità.

Sì perché al contrario di quelli di Temptations Island che fanno “le esterne” noi le serate piene di lucciole e di stelle ce le immaginiamo, così come sogniamo di trascorrere una domenica da soli.

Noi non ci andiamo a fare il falò tutti belli abbronzati e con le infradito luccicanti anche perché non è permesso di indossare top e canotte dunque spesso ci vestiamo come scimpanzé da circo (che si vestono così non per loro scelta!). Altro che falò.

Le coppie in carcere conoscono gli abissi! Perché dietro ogni unione si annidano implacabili lo sfinimento, la frustrazione, le incomprensioni, l’umanità in tutta la sua miseria.

Mi rendo conto che nella mia strutturale devastazione non c’è posto per una crisi di coppia, perché nella mia coppia il desiderio più sfrenato e proibito è vivere.

In una commedia francese, il protagonista asserisce che la coppia vera inizia dopo tre anni. Beh, qui bastano tre settimane. Tre settimane di tenerezza, di parole di gommapiuma, di attenzioni esclusive.

Poi anche qui i colori diventano vividi, il ritmo si accelera e invece dei singles tentatori si aggiungono alla storia personaggi sempre più ingombranti. Da lieve, la coppia qui può diventare responsabile. Ecco. Io voglio un amore acerbo ma con le fondamenta indistruttibili.

Corro a dirglielo. Anzi scriverglielo perché qui possiamo comunicare solo così (altro che Pineto!).

“Sei pazza” mi dirà. “Ma ti amo lo stesso” aggiungerà (spero). Una buona approssimazione del Principe Azzurro, senza leggins blu. E vi assicuro senza nemmeno la tuta arancione da Orange County Jail.

TIZIANA F.

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