Pesaro e le Leggi Razziali

Nell’ottantesimo delle Leggi Razziali (1938-2018) Virgilio Benvenuti pubblica un libro-documento di eccezionale valore storico e familiare dal titolo “Fra storia e ricordi”. L’autore – pesarese, classe 1930 – narra gli eventi legati alla crudeltà della persecuzione antiebraica con gli occhi del bambino. Aveva appena 9 anni quando, il 14 marzo 1939, l’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Pesaro scrive, in margine all’atto di nascita di Piazza Elena Celestina (88 anni) e di Del Vecchio Valentina (51 anni) venga fatta la seguente annotazione: “appartiene alla razza ebraica”. Sono i nomi della nonna e della mamma di Virgilio.

 

Arresto. Nel 1938 la famiglia Benvenuti abita in via Gargattoli n. 14, vicino alla Chiesa di S. Giovanni a Pesaro. Mamma Valentina insegnava alla scuola elementare del Trebbio di Montegridolfo, papà Nazzareno era un carabiniere in pensione e la sorella Lea, di 16 anni, studiava alle magistrali. La famiglia Benvenuti era cattolica poiché la signora Valentina, pur di religione ebraica, si era sposata nel 1921 abbracciando la fede cattolica. Tuttavia per le vigenti leggi antisemite, era ritenuto di razza ebraica anche chi aveva contratto matrimonio misto e secondo legge ebraica anche chi era nato da madre ebraica. Per il piccolo Virgilio e sua sorella Lea, la Prefettura e la Questura di Pesaro richiesero i certificati di battesimo. La mamma fu espulsa dalla scuola e seguirono continue pratiche burocratiche umilianti. Con la sola pensione del padre, alla famiglia Benvenuti fu riconosciuta la condizione di povertà.

 

Salvezza. Il comportamento dei conoscenti della famiglia Benvenuti fu di totale solidarietà. Tra i personaggi che allora si distinsero – racconta Virgilio – ci sono don Aldo Amatori, fra Arduino Priori e il maestro Arturo Melocchi. Nel luglio del 1941 la nonna Celestina muore mentre il 2 dicembre 1943, con l’occupazione tedesca, mamma Valentina venne arrestata e portata nel carcere di Rocca Costanza in attesa di essere trasferita al campo di Fossoli e di qui verso la Shoah. Nel penitenziario di Pesaro rimase per 14 giorni, durante i quali suo marito Nazzareno continuò a peregrinare tra questura e prefettura per ottenere il rilascio. Con il Natale alle porte ci si poteva affidare solo ad un miracolo che, inatteso, arrivò il 16 dicembre. «La questura chiuse non uno ma entrambi gli occhi – ricorda Virgilio – e mia madre fu rimessa in libertà. Con la fine della guerra tornò all’insegnamento ma del periodo delle persecuzioni razziali e dei giorni del carcere non volle mai più parlare».

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