Credere all’amore e con amore

“Il nostro ministero proviene da quel cuore trafitto, da cui scaturiscono i sacramenti con cui Dio si rende presente all’uomo: la nuova vita nell’acqua e nello Spirito, l’Eucaristia, il perdono dei peccati”. Queste le parole del Vescovo Armando, venerdì 8 giugno Solennità del Sacro Cuore di Gesù, nella Santa Messa nella parrocchia di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista a Marotta, per la Giornata Sacerdotale a cui hanno preso parte i presbiteri della nostra Diocesi.

Rivelazione. “Il nucleo più profondo della devozione del Sacro Cuore – ha sottolineato il Vescovo – è la rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo, la verità che noi non esistiamo se non amati all’infinito dal Dio trino manifestato dalla vita e dalla croce di Gesù. Il luogo di incontro tra il Verbo-Cristo e l’anima dell’uomo è il cuore, è la sua interiorità. C’è quasi un primato del cuore rispetto all’intelletto, o meglio la convinzione che l’amore è una strada conoscitiva della verità, forse l’unica autentica che consente di entrare davvero nella profondità dei misteri di Dio.

Amore. Tutto quello che Gesù ha espresso in ogni sua parola e gesto – ha proseguito il Vescovo Armando – è sintetizzato e manifestato in quel sangue che si versa, mistero di morte e di vita.

L’acqua per la Bibbia vivifica ed è il simbolo dello Spirito Santo che si effonde sugli uomini. Quell’acqua è la vita nel deserto, è il sollievo nell’arsura, è la vera acqua prefigurata da quella roccia che li accompagnava e che dissetava nel deserto. Mostrandoci l’amore fino alla fine con cui Dio ci dona la vita, si apre il dialogo da cuore a cuore nel quale siamo chiamati a ripetere, come il centurione di Marco, davvero quest’uomo era figlio di Dio (Mc 15,39.

Ministero sacerdotale. E il prete che c’entra in tutto questo? – ha messo in evidenza il Vescovo – Il nostro ministero proviene da quel cuore trafitto, da cui scaturiscono i sacramenti con cui Dio si rende presente all’uomo: la nuova vita nell’acqua e nello Spirito, l’Eucaristia, il perdono dei peccati. Da quel costato, come nuova Eva, viene la Chiesa, di cui siamo elemento fondamentale. E in quelle ferite trova alimento la nostra fede, spesso povera, incerta, arida; trovano rifugio le solitudini; quell’acqua irriga i deserti delle rinunce, delle scelte sofferte, dei segreti che pesano nel cuore, degli abbandoni necessari, delle decisioni che non si possono motivare, dei comportamenti necessari. Quell’acqua ci fa figli della Chiesa, per la quale e a causa della quale possiamo soffrire, ma anche non smettiamo di amare e di servire”.

 

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