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      L’esperienza di Pesaro dal Papa

      RedazioneDi RedazioneNessun commento3 minuti di lettura
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      Come rispondere al rischio di una Chiesa “afona e stonata nella difesa e promozione delle persone con disabilità”? Alla sfida espressa da Papa Francesco nell’udienza di sabato scorso, hanno risposto due esponenti dell’Arcidiocesi di Pesaro: convocati dal Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione, don Giuseppe Fabbrini e Fiorenza Pestelli (referente ufficio catechistico per la disabilità) hanno portato la propria testimonianza al convegno internazionale “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita della Chiesa”, svoltosi dal 20 al 22 ottobre alla Pontificia Università Urbaniana di Roma.

      Fabbrini. Don Giuseppe Fabbrini ha raccontato la realtà dell’Oratorio di S. Maria di Loreto, dove, con audace e sapiente creatività progettuale, ha dato risposte concrete a domande che hanno un volto, un nome, una storia. Saper includere una persona disabile all’interno di un Oratorio non è cosa semplice. «Abbiamo iniziato formando un’alleanza educativa con le famiglie – ha spiegato don Fabbrini – necessaria, perché i genitori si fidano solo quando sono certi che operi e ti relazioni con il figlio disabile così come lo fanno loro. Hanno bisogno di sentire che c’è uno spessore di paternità e di maternità. Sulla base di questo, abbiamo accolto questi ragazzi disabili cercando noi di modificarci. Non si tratta di eliminare le barriere architettoniche, ma di fare in modo che tutti i coetanei siano consapevoli di un coetaneo disabile e viceversa. Questo per arrivare a una progettualità in modo che a nessuno manchi nulla di quello che si dice, si fa e si vive. Abbiamo dovuto formare gli educatori e dobbiamo continuare in una solida formazione. Questo non solo per quanto riguarda il nostro Oratorio ma anche per quanto riguarda gli Oratori dell’Arcidiocesi, là dove ci sarà bisogno di intervenire inclusivamente con le disabilità».

      Pestelli. «Nell’Arcidiocesi di Pesaro – dice Pestelli – il nostro cammino è stato di piccoli passi, i quali hanno dimostrato la vera possibilità di integrare e poi includere i disabili. Quasi tutte le parrocchie accolgono le persone con disabilità. Abbiamo formato catechisti per avere una maggiore attenzione, dobbiamo lavorare ulteriormente con le famiglie. Rimangono da poter svolgere alcuni progetti: coordinarci con la realtà del territorio perché il cammino catechetico venga riconosciuto nella sua completa validità. Inoltre dobbiamo avere maggiore efficacia nella celebrazione, insegnare meglio al popolo cristiano di Pesaro a partecipare con metodi liturgici inclusivi». È responsabilità della Chiesa accogliere i più piccoli. Non possiamo esimerci dalla sfida di orientarci come Arcidiocesi verso la persona disabile, non possiamo rinunciare alla ricchezza di questo incontro trasformante. Siamo chiamati ad osare nell’includere “i più piccoli” riconoscendone l’inestimabile valore. Siamo chiamati ad accompagnare e lasciarci accompagnare da loro: solo così sapremo riconoscerci come comunità cristiana, corpo di Cristo, che è tale solo quando sa mettere la persona al centro.

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