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      Home » Perticari, sotto il segno della rivoluzione
      Cultura

      Perticari, sotto il segno della rivoluzione

      ma.ri.to.Di ma.ri.to.Nessun commento3 minuti di lettura
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      È stato presentato al pubblico il volume Giulio Perticari. Sotto il segno della rivoluzione fra Regno Italico e Restaurazione, di Giorgio Benelli. Si tratta della seconda pubblicazione della collana di studi e ricerche Crocevia che rientra nell’attività editoriale della Biblioteca d’arte Signoretti di Palazzo Perticari Signoretti e che si propone come luogo d’incontro e confronto tra discipline, esperienze e linguaggi diversi. “Crocevia” è il punto in cui più strade si incrociano: una convergenza di saperi che trova nella Biblioteca d’arte Signoretti la propria sede naturale e nel dialogo tra ricerca e divulgazione il suo principale obiettivo. Il volume inaugurale era stato dedicato ad Andrea Perticari di Savignano sul Rubicone. Il conte che fece l’illustrissima Casa Perticari di Pesaro, scritto da Giorgio Benelli insieme ad Antonio Brancati, a cui l’autore rende omaggio con il nuovo lavoro. Il nuovo libro di Giorgio Benelli ricostruisce la figura e il pensiero di Giulio Perticari, intellettuale e protagonista dell’Italia tra rivoluzione e restaurazione, restituendone la complessità politica, letteraria e culturale. Nel corso della presentazione l’autore ha dialogato con Guido Arbizzoni, già professore di Letteratura italiana all’Università di Urbino, e con Riccardo Paolo Uguccioni, presidente della Società pesarese di studi storici. Si tratta di un libro – si legge nelle note al testo – sul pensiero e l’azione politica del conte Giulio Perticari (1779 – 1822), personaggio noto nella letteratura nazionale per gli studi linguistici compiuti accanto a Vincenzo Monti, di cui aveva sposato la figlia Costanza. È tuttavia sul versante politico, l’altro aspetto fondamentale della sua persona, che la storiografia locale e nazionale non ha sinora dedicato studi specifici e documentati. Vissuto nell’epoca turbinosa delle guerre napoleoniche, Perticari maturò un ideale patriottico di stampo liberale e moderato, che, dopo il 1815, si contrappose alla politica cospiratrice della Carboneria, diventando, a Pesaro, il centro ispiratore di un gruppo di qualificati amici che saranno impegnati nella rivoluzione dell’Italia media del 1831. Il suo pensiero – proseguono le note – definibile protorisorgimentale, assume un carattere nazionale fra Lipsia e Waterloo, quando, come scriveva Alfred de Musset nelle sue Confessioni di un figlio del secolo (1836), “tre elementi dividevano la vita che si offriva ai giovani; dietro di loro un passato distrutto per sempre, che ancora si agitava sulle sue rovine, con tutti i  fossili dei secoli dell’assolutismo; davanti a loro l’aurora di un immenso orizzonte, i primi chiarori dell’avvenire; e tra questi due mondi qualcosa di simile all’oceano che separa il vecchio continente dalla giovane America. Il popolo che è passato per il 1793 [il periodo del Terrore] e per il 1814 [il dopo Lipsia], porta nel cuore due ferite: tutto ciò che era non è più; tutto ciò che sarà non è ancora”. È in questa enigmaticità dei tempi che prende corpo il sentimento unitario nazionale di Giulio Perticari. Giorgio Benelli (1942), già docente di storia e filosofia al Liceo classico “T. Mamiani” di Pesaro, si è interessato a lungo di storia, collaborando per quarant’anni con Antonio Brancati nella pubblicazione di testi scolastici che hanno avuto grande diffusione, e nello studio della storia del Risorgimento pesarese, nel cui ambito ha studiato in particolare l’opera di Terenzio Mamiani e di Antaldo Antaldi, pubblicando infine un ampio saggio dal titolo Storie della città di Pesaro nel secondo Settecento. Metamorfosi di una società di provincia fra tradizione pontificia e illuminismo di frontiera. Per info: info@palazzoperticari.it

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