Due nuovi sacerdoti, Gianluca Pedini e Luigi Signoretti, con due storie e due percorsi umani e religiosi diversissimi, seppure entrambi molto particolari, verranno ordinati presbiteri sabato 6 dicembre alle ore 15.00 nella Cattedrale di Pesaro per le mani di mons. Sandro Salvucci.
“Un grande evento di grazia, che la nostra arcidiocesi ha atteso per otto anni – ha sottolineato l’arcivescovo – e che ci riempie di gioia, oltre che di speranza, perché non possiamo nasconderci che il numero esiguo dei nostri sacerdoti contrasta con la profonda esigenza delle nostre comunità di un riferimento spirituale, di una guida, di un pastore: anche se cerchiamo di vivere questa situazione non come una mancanza, ma come un’opportunità, un richiamo a ripensare la vita comunitaria e a rinnovare la responsabilità condivisa”.
Da quali esperienze provengono Gianluca e Luigi? Da esperienze molto diverse, come si è detto.
Le ripercorre sinteticamente don Sandro.
“Gianluca è un giovane di Montecchio, il cui percorso è stato lungo e articolato: ha sospeso per alcuni anni gli studi teologici in seminario per frequentare l’Università Cattolica di Milano, laureandosi in Lettere e nel tempo ha maturato la decisione di mettersi al servizio della Chiesa. La sua è una testimonianza significativa di quanto sia sfidante per un giovane di oggi la proposta assolutamente controcorrente di donarsi in modo totale a Cristo e alla Chiesa.
C’è poi l’esperienza di Luigi, un uomo maturo, colpito dalla malattia, da sempre impegnato nella vita parrocchiale di Tavullia, che alcuni anni fa è approdato al sacro ordine del diaconato “permanente”, svolgendo il suo ministero per molto tempo. Recentemente, i parrocchiani, di fronte alle difficoltà derivanti dall’avvicendamento di diversi parroci nel corso di pochi anni, si sono rivolti a me, chiedendomi di ordinare Luigi sacerdote, conoscendo la sua fede, la sua preparazione, la cura per la loro comunità.
Questa richiesta mi ha molto colpito e sorpreso. L’ho condivisa con i miei collaboratori, che l’hanno accolta all’unanimità. Così come l’ha accolta con gratitudine Luigi stesso, nonostante la sorpresa e il timore iniziali. Una richiesta veramente profetica: una testimonianza che la vocazione scaturisce dal cuore di Dio, ma prende corpo e si riconosce nel grembo della comunità”.
Che cosa si può fare, dunque, per favorire il sorgere di vocazioni?
“Bisogna ricordare che la vocazione non è qualcosa di magico, ma affiora nel quotidiano di una comunità viva che, testimoniando la fede, coinvolge nella sua esperienza, bambini, giovani e adulti.
Io credo che l’impegno a cui siamo chiamati sia quello di costruire comunità di fede vive e dinamiche. Ne abbiamo l’esempio in giovani che stanno compiendo un percorso vocazionale all’interno dell’ordine francescano o alla Fraternità di San Carlo Borromeo”.


