Pesaro, i Mamiani della Rovere e la Shoah

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Chissà cosa direbbe Giambattista Vico, padre della teoria dei corsi e ricorsi storici, a proposito della vicenda della famiglia Mamiani della Rovere di Pesaro. Un casato che sorge in pieno Rinascimento e che i pesaresi oggi considerano ormai estinto. Eppure, forse anche grazie ai quei famosi ricorsi di cui dicevamo, siamo riusciti a ritrovare gli eredi di quel tempo ormai lontano. Ma per riprendere il filo di un discorso che si credeva interrotto, è necessario condensare quasi mezzo millennio di storia in poche righe.

Tutto ha inizio nel 1585, quando Francesco Maria II Della Rovere (parente di papa Giulio II), Duca di Urbino e Signore di Pesaro, Senigallia, Fossombrone e Gubbio, concede a Giulio Cesare Mamiani, conte di S. Angelo in Lizzola e ai suoi discendenti, di essere “ascritto alla propria famiglia”. Nasce così una dinastia capace di sfidare i secoli fino a culminare con la celebre personalità di Terenzio Mamiani della Rovere. Da qui in avanti la storia sembra davvero ripetersi.

Nel 1911 compare un nuovo Giulio Cesare Mamiani della Rovere, nipote di Terenzio e ultimo erede dei conti di S. Angelo in Lizzola. Questa volta è lui ad ascrivere alla propria famiglia un’altra persona. Si tratta di Tullo Cantoni che non solo viene adottato ma eredita il titolo di conte e soprattutto mezzo millennio di storia.

Tullo ha origini ebraiche ed è nato a Vicenza nel 1866. Tra il 1914 e il 1919 diventa Sindaco di Arona. In precedenza si era convertito al cattolicesimo con bolla papalefirmata con sigillo da Pio X, sposandosi con Irma Finzi di Milano, anche lei cattolica di origine ebraica. Dal loro matrimonio nascono Vittorio Angelo, detto Victor, e Gianfranco. Da qui in avanti la storia della famiglia Mamiani della Rovere si intreccia con l’abisso dello sterminio del popolo ebraico.

Victor e sua madre Irma sono le prime vittime della Shoah italiana che inizia dal Piemonte nei giorni seguenti l’otto settembre 1943. È il cosiddetto “Olocausto del Lago Maggiore”: qui la notte dell’11 settembre arriva il 1º battaglione della Panzer-Division Waffen SS – LSSAH (Leibstandarte Adolf Hitler – Guardia del Corpo Adolf Hitler) che precedentemente operava sul fronte dell’Europa orientale. Il comando viene installato all’Hotel Beaurivage di Baveno e i principali centri della costa piemontese del Lago e dell’Ossola vengono occupati. Il rastrellamento degli ebrei iniziò a Baveno tra il 13 e il 14 settembre per proseguire nei giorni successivi. Ad Arona venne prelevato nella sua villa, il conte Victor Cantoni Mamiani della Rovere con sua madre Irma Finzi. Poi i tedeschi andarono a Meina dove uccisero e gettarono nel lago tutti gli ospiti ebrei dell’hotel Meina. A riavvolgere il nastro della memoria è oggi Andrea Cantoni Mamiani della Rovere, figlio di Victor.

«Alle sei del pomeriggio del 15 settembre 1943 – racconta Andrea – mio padre fu prelevato dalla villa di famiglia dalle SS. Con lui arrestarono anche mia nonna Irma, perché all’uscita delle leggi razziali era obbligatorio per le persone di origine ebraica autodenunciarsi anche se di religione cattolica. Probabilmente c’era anche un interesse a saccheggiare la Villa Cantoni come poi è avvenuto. Mia madre Rosy Gattico era al settimo mese di gravidanza e dopo qualche settimana nacqui io e mio fratello gemello Gianluca».

Cosa ricorda di quel periodo?

Ricordo la mia prima infanzia a Maggiora, dove sono nato; piccolo paese del novarese dove mia madre si era rifugiata con mia sorella Camilla, protetta da sua madre Emma e dalle zie. Mia madre, forse per il trauma e per proteggerci, ha praticamente interrotto per molti anni i rapporti con gli altri Cantoni. Non so molto di mio padre, solo che era un uomo profondamente buono e molto simpatico. Certo ho sentito molto la sua mancanza.

Lei oggi, oltre all’impegno di continuare il casato Mamiani della Rovere, ha anche quello di far conoscere ai giovani il dramma della Shoah.

Avendo frequentato una scuola cattolica non ho mai avuto molti rapporti con l’ebraismo ma sento con orgoglio di difendere la memoria dei miei cari e di trasmettere ai giovani il ricordo della Shoah. Sono quindi sempre disponibile a presenziare alle commemorazioni dell’eccidio. Il comune di Arona ha scelto la nostra tomba di famiglia, in parte cattolica e in parte ebraica, per la commemorazione nel giorno della memoria.

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La famiglia Cantoni Mamiani della Rovere oggi è rappresentata anche da Valeria, figlia di Andrea, docente alla “Cattolica” di Milano e interessata a ricostruire numerosi aspetti della vita della sua famiglia.

Valeria, che contatti ha mantenuto con l’ebraismo?

Ho studiato a lungo il pensiero ebraico con Emmanuel Levinas e Jacques Derrida facendo una tesi proprio sul rapporto tra la tradizione ebraica e la filosofia. Oggi sono curatrice del Festival di Cultura Ebraica di Milano (www.jewishandthecity.it).

La famiglia Cantoni Mamiani della Rovere continuerà a sfidare la storia?

Io sono figlia unica e unica nipote (mio zio Gianluca non ha figli, né mia zia Camilla, che si è sposata nel 1961 con il pittore Valerio Adami). Sono sposata e ho due figli, Orlando e Lorenzo Previ. Il fratello di Victor sopravvissuto alla Shoah non ha avuto figli.

Ai miei figli, se lo vorranno, darò il nome Cantoni Mamiani della Rovere, in aggiunta a quello del padre, mio marito.

A cura di Roberto Mazzoli 

One Response to Pesaro, i Mamiani della Rovere e la Shoah

  1. Mi commuove questo ritrovamento, facilitato dal computer,dove la storia della vostra famiglia mi ha riportato a ritrovare Camilla Cantoni Mamiani Adami con la quale ho frequentato il liceo artistico a Milano (Orsoline di via Lanzone).
    In anni relativamente recenti (’80) ho potuto frequentarla, per pochi giorni, a Parigi e solo ieri l’ho ritrovata in un video del 2016 che mi ha permesso di sentirla parlare e di vedere i suoi dipinti molto coraggiosi e forti nella rappresentazione della figura umana e del paesaggio…
    Spero di incontrarla di nuovo e magari di condividere una mostra con lei se riterra’ la cosa un fatto valido (anch’io uso la figura umana spesso); questo a parte,in ogni caso mi piacerebbe ritrovarla, mi sono sempre trovata molto bene con lei.
    Lei dipinge in Francia e in Italia, io in Irlanda e in Italia. Fra poco saro’ in Italia dove ho studio in un villaggio non lontano dal lago di Como: San Fedele d’Intelvi.

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