Non lasciate mai sole le coppie in crisi

14.37ftTestimonianzaScotti

AL CENTRO PASTORALE LA TESTIMONIANZA DI EMANUELE SCOTTI

Non lasciate mai sole le coppie in crisi

 

FANO – “Prima della nostra separazione avevamo avuto delle difficoltà, io avevo perso il lavoro, tiravamo la cinghia, ma sentivo il nostro legame solido nonostante tutto. Poi, tornato da un viaggio di lavoro, mia moglie mi dice che non mi ama più, che dobbiamo separarci”.

È iniziato così, con le parole dense ed emozionanti di Emanuele Scotti, Vicepresidente dell’Associazione Famiglie Separate Cristiane, Socio fondatore dell’Associazione Separati Fedeli, Membro della Consulta Nazionale Pastorale Familiare in qualità di rappresentante per le persone separate, l’incontro, sabato 18 ottobre al Centro Pastorale Diocesano, organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare, sul tema “Il separato nella comunità ecclesiale”.

Ad introdurre la serata sono intervenuti don Mauro Bargnesi e Maria Pia Ambrosini della commissione separati e divorziati – Ufficio diocesano per la Pastorale Familiare che hanno presentato il tema e il relatore.

Poi la parola è passata subito a Emanuele Scotti che è voluto partire proprio dalla sua esperienza di padre separato. “Quando mia moglie mi disse di avere un altro, attraversai momenti di buio e di totale solitudine. Mi sentivo estraniato dal mondo, rifiutato. Poi nel silenzio, ho avvertito la presenza del Signore accanto a me. Ho capito che potevo avere, nonostante il dolore, una speranza di vita. La mia fede fino ad allora era stata tiepida, annacquata, un po’ ‘fai da te’. Poi, ritrovandomi un giorno in chiesa ai piedi del Crocifisso, ho avvertito che il mio cuore stava cambiando. Ho riscoperto una paternità più responsabile: dovevo risollevarmi dalla situazione in cui ero e dovevo farlo prima di tutto per mio figlio. Ripensavo, in quei giorni, alla frase che avevo pronunciato il giorno del matrimonio ‘prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore’. Ecco, quello era il momento del dolore. Sentivo di non poter vivere senza amore ma capivo che i frammenti di un amore umano si stavano ricomponendo in qualcosa di più alto. Sentivo che Dio, nel mio matrimonio, continuava a restare fedele. Allora ho detto al Signore ‘ora pensaci Tu’. Ho chiesto a Lui di darmi la fedeltà e ho scelto la castità come mezzo per guardare verso l’Alto. Non nego – ha proseguito Scotti – che a lungo quella fedeltà fu legata alla speranza di un ricongiungimento. Poi scoprii che mia moglie aspettava un bambino dal suo nuovo compagno. Quando ci incontrammo, la guardai con il sorriso di chi si sente risanato nell’animo e il suo volto si era improvvisamente illuminato. Riuscivo, nonostante tutto, a riconoscere il bene che proveniva da mia moglie. Successivamente, grazie anche al cammino che intrapresi con altri che stavano vivendo un’esperienza analoga alla mia, riuscii perfino a chiederle perdono”.

Partendo proprio da questo vissuto, Scotti si è soffermato su ciò che le nostre comunità ecclesiali possono fare per i separati. “Innanzitutto non lasciare mai sola la coppia in crisi evitando di parteggiare per l’uno o per l’altro, accogliendo, con le giuste modalità, il dolore. La separazione, infatti, è tra le sofferenze più destabilizzanti, l’abbandono rende la persona molto vulnerabile. E’ importante, quindi, evitare i luoghi comuni, le risposte ‘tascabili’ e avere un linguaggio dignitoso e rispettoso della persona”.

Scotti ha sottolineato l’importanza dei cammini di accompagnamento che non devono però essere solo luoghi in cui ‘ci si leccano le ferite’, ma momenti di crescita e condivisione. “Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto – ha evidenziato Scotti facendo riferimento alla pratica orientale del kintsugi – valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Essi, infatti, credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello. Solo il Signore fa colare oro nelle nostre ferite poiché l’opera di Dio non si ferma davanti ai nostri limiti”. Scotti, in conclusione, ha toccato due questioni tanto importanti quanto delicate: il perdono, che nel separato deve necessariamente attingere alla fonte ovvero alla misericordia del Padre, e i figli ai quali molto spesso viene a mancare la storia della propria famiglia.

“Che cosa può dire un separato in un itinerario di fede per futuri sposi? Si è chiesto provocatoriamente Emanuele Scotti. “Io direi: state per essere inondati da un Amore infinito che vi farà superare, con la sua linfa, anche gli inverni più rigidi. Lo posso dire perfino io: state andando a fare la cosa più bella”.

EP

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *