La “teoria del gender” nelle scuole pesaresi

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LOTTA A VIOLENZA E DISCRIMINAZIONI O DECOSTRUZIONE DEL MASCHILE E FEMMINILE PROPOSTA DAI 3 ANNI IN SU?

La “teoria del gender” nelle scuole pesaresi 

C’erano circa 250 insegnanti lo scorso 4 settembre al teatro Sperimentale di Pesaro per il convegno di avvio del progetto “Adotta l’autore”. Un appuntamento che coinvolge quasi 10 mila studenti, in gran parte delle elementari, per oltre 400 classi su 100 plessi di Pesaro e provincia. Durante l’anno i bambini, coi loro insegnanti, approfondiscono il tema proposto per l’edizione in corso, con la possibilità di incontrare l’autore.  

Quest’anno il progetto dal titolo “Dalla parte delle bambine” riflette sugli stereotipi legati al maschile/femminile nella letteratura per l’infanzia. In altre parole – come è emerso da varie voci nel corso del convegno – si nasce maschio o femmina per questioni genetiche ma si diventa uomo o donna in base a fattori culturali, perché la società ci obbliga ad assumere ruoli considerati tipici degli uomini o delle donne. E per chiarire il concetto, allo Sperimentale, è stata letta la “Storia di Gertrude bambina” dai Promessi Sposi che presenta la monaca di Monza ed il suo destino condizionato dalla famiglia: “Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi poi santini che rappresentavan monache…”.

Secondo Monica Martinelli dell’editrice “Settenove” di Cagli che ha introdotto e coordinato il convegno «il seme della violenza è negli gli stereotipi che hanno cristallizzato le caratteristiche del maschile e del femminile solo sulla base del sesso biologico creando gerarchie e quindi discriminazioni». Lo stereotipo peggiore – ha poi detto Sonia Basilico – è quello che vede «l’uomo cacciatore e la donna preda perché la preda finisce sempre ammazzata».

 

CAPPUCCETTO ROSSO CAMBIA SESSO

Ma è possibile prevenire il bullismo omofobico, il femminicidio e la violenza di genere eliminando gli stereotipi con tali sperimentazioni didattiche? Davvero quando alle classi di piccoli pesaresi leggeranno che la principessa sconfigge il drago, che il piccolo Alberto vuole la bambola o rileggendo i generi sessuali nella favola di Cappuccetto Rosso sarà raggiunta l’uguaglianza ed estirpato «il seme della violenza»? In realtà si tratta solo di una teoria. È la cosiddetta teoria gender, affascinante ma totalmente priva di basi scientifiche.

Tutti siamo d’accordo nel rivendicare la parità e il rispetto tra uomo e donna ma è ardito dire che, come scrivono gli organizzatori, «le mamme che accudiscono i bambini o il colore rosa e l’azzurro» sono stereotipi così pericolosi. In base a tali teorie gli insegnanti devono imparare a separare il sesso biologico da quello psicologico e sociale, e far diventare il “maschile” e il “femminile” convenzioni sociali. Tutte le coppie e tutte le famiglie sono in questo modo possibili e auspicabili. Va detto che alcuni interventi allo Sperimentale erano pienamente condivisibili, tuttavia la teoria gender è riaffiora regolarmente nel progetto, come un fiume carsico.

Ad esempio nelle parole di Sara Marini dell’associazione “Le Scosse” che ha spiegato il suo progetto “La scuola fa la differenza” rivolto addirittura alle maestre di nidi di Roma. «La costruzione dell’identità di genere – ha detto – avviene nella fascia di età 0-36 mesi e per questo abbiamo creato un catalogo con libri che propongono visioni dei generi sessuali, e dei relativi ruoli, libere da stereotipi che stimolino bambini e bambine a compiere scelte a prescindere dal proprio sesso». La stessa Marini ha tenuto a precisare poi come il percorso di “Scosse” abbia ottenuto «una bordata di critiche dal mondo cattolico intervenuto per chiedere la preventiva approvazione dei genitori prima di entrare nelle scuole». Ma nel corso del convegno pesarese nessuno le ha ricordato che non si tratta della sola richiesta dei cattolici ma che la nostra Costituzione e perfino la Carta dei diritti dell’Ue sanciscono che il diritto-dovere educativo dei genitori è sempre prevalente.

 

PATROCINIO DELLE ISTITUZIONI LOCALI

Ma a dare garanzia della bontà dell’iniziativa “Adotta l’autore”, progettata e coordinata da una libreria di Pesaro, ci pensano una serie di istituzioni del territorio come la Regione, Provincia, e vari comuni. Quest’anno poi c’è anche il patrocinio dell’ufficio provinciale del Ministero dell’Istruzione.

Stupisce davvero che su un tema tanto delicato nessuno si sia fatto tanti scrupoli tenuto conto che, solo qualche mese fa, lo stesso Ministro Stefania Giannini aveva dovuto bloccare la diffusione dei libretti dal titolo “Educare alla diversità a scuola” fatti circolare dall’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali). “Materiale didattico” orientato verso l’ideologia gender e Lgbt (lesbiche gay, bisessuali e transessuali) realizzato unicamente con il contributo di 29 associazioni Lgbt che definiscono «stereotipo da pubblicità» il modello di famiglia composto da un uomo, una donna e i loro figli. In quei testi si invitavano gli insegnanti a diffidare dalle persone orientate religiosamente perché portatrici di pensiero omofobo. Sempre negli opuscoli il maestro è invitato a combattere l’omofobia in modo interdisciplinare, anche nei problemini di aritmetica: «Rosa e i suoi due papà comprano due lattine, se ogni lattina costa 2 euro quanto hanno speso?». Nonostante questi precedenti a Pesaro si è scelto di proporre temi così delicati e controversi ai bimbi da 3 anni in su. Che ne pensano i genitori dei 10mila ragazzini coinvolti?

 

IL PARADOSSO NORVEGESE

Ma visto che le «bordate di critiche» di solito vengono dai cattolici come noi, che notoriamente sono arretrati e oscurantisti (stranamente nessuno in questo caso parla di stereotipo), invitiamo gli insegnanti a visionare il documentario del “laico” norvegese Herald Eia (www.youtube.com/watch?v=2qx6geFpCmA) che a Pesaro nessuno ha citato. Eppure I Paesi scandinavi sono all’avanguardia nella teoria di genere. A Stoccolma nell’asilo Egalia gli alunni non sono più bambini e bambine, ma “friends”. Tutti i giochi e le favole sono obbligatoriamente neutri per indurre artificialmente l’indistinzione, la totale parità e la lotta alla discriminazione. Molti genitori non rivelano il sesso biologico ai propri figli, per lasciare a loro la scelta. In quel documentario Harald Eia si è rivolto a Cambridge e al California State University, passando per Ucla, e ha incontrato diversi docenti di psicologia, medicina e sociologia, i quali hanno spiegato che le donne e gli uomini son ben diversi tra di loro per via del dato biologico e che questo fatto viene rispecchiato dai loro comportamenti. In Norvegia infatti, nonostante un decennio di serrate politiche gender, le donne continuano a scegliere professioni tradizionalmente “femminili” e gli uomini quelle tradizionalmente “maschili”.

Altro dato non emerso allo Sperimentale è quello relativo al femmincidio. I numeri delle Nazioni Unite per il 2011 (Global study on homicide) mostrano che in Europa l’Italia si pone negli ultimi posti (23,9% di vittime donna), nella civile Svizzera si ha il 49,1%, in Belgio il 41,5%. Negli Stati Uniti il 22,5%. Ma l’Italia non era il Paese più arretrato in tutto? Vuoi vedere che si tratta pure qui di uno stereotipo?

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