Arnaldo Ninchi tra gli applaisi

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Lutto nel mondo della cultura e dello sport pesarese. Lo scorso lunedì 6 maggio è morto all’età di 78 anni a Roma, l’attore pesarese Arnaldo Ninchi, dopo lunga malattia, che ha combattuto con coraggio fino all’ultimo giorno. Arnaldo Ninchi era figlio d’arte. Il padre Annibale, lo zio Carlo e la cugina Ave, sono stati per anni alla ribalta del teatro e della televisione. Arnaldo aveva coltivato in gioventù anche un’altra passione: la pallacanestro. A soli 17 anni fu convocato in nazionale, giovane atleta della Victoria Libertas. In Ninchi vi è stato un profondo legame con la sua città. Ha mosso i primi passi teatrali come attore nella parrocchia di sant’Agostino, le amicizie consolidate con l’attore pesarese Claudio Sora, con cui lavorò per tanti anni nel Teatro Popolare Italiano di Vittorio Gassman, la Compagnia di Salvo Randone e quella De Lullo-Falck-Valli-Albani.

 

NEL RICORDO DI SORA

Un ricordo di Claudio Sora: «Sono molto rattristato per la scomparsa del mio amico Arnaldo, con cui ho lavorato per anni. Memorabile fu la commedia “Due dozzine di rose scarlatte” di De Benedetti, che portammo in tutto il mondo. Insieme ad Arnaldo recitai anche in “Ma non è una cosa seria” di Pirandello e ne “Il Sottoscala” di C. Dyer. La morte di Arnaldo significa aver perso un pezzo della mia vita artistica. Arnaldo veniva spesso a Pesaro, dove aveva i parenti e ogni volta veniva a trovarmi nella mia bottega d’arte. In questi anni è stato vicino, quando poteva, al festival Gad». Arnaldo Ninchi era un attore a 360 gradi. Oltre al teatro ha fatto anche televisione. Recentemente è andata in onda una fiction in cui interpretava la figura di Papa Pio IX. Memorabile la sua partecipazione al film di Pupi Avati nel “Magnificat” del 1993, in cui Ninchi evidenziò l’aspetto di una religiosità profonda ed intima. In Ninchi vi fu sempre un percorso artistico di ricerca sull’uomo e per l’uomo, in una prospettiva salvifica e dove la presenza di Dio, era sempre in primo piano.

 

LA COMMEMORAZIONE AL TEATRO ROSSINI

Il sindaco Luca Ceriscioli, nella commemorazione che si è tenuta nel foyer del Teatro Rossini, ha sottolineato che l’amministrazione comunale rispetterà il desiderio di Arnaldo di creare un centro di archiviazione di foto e documenti di teatro del grande attore. Matteo Giardini ha invece evidenziato la grande attualità di Arnaldo Ninchi che per la prima volta in Italia portò il Teatro di Ionesco e Sartre e che, con la compagnia di Rossella Falk (morta il 5 maggio scorso) portò sulle scene “Il gioco delle parti” di Pirandello: un’autentica rivoluzione teatrale. Da evidenziare un fuori programma: l’intervento del giornalista Tullio Giacomini che ha raccontato un aneddoto riguardante una rappresentazione teatrale nel manicomio di Sassari. Al termine di quello spettacolo un paziente muto da vent’anni ha iniziato a cantare “O sole mio” tra lo sbigottimento generale. «In quel momento chiamai scherzosamente il mio amico “Sant’Arnaldo Ninchi”»Per l’ultimo saluto tanti i pesaresi fra cui il sovrintendente del Rof Gianfranco Mariotti, il presidente del Consiglio comunale Ilaro Barbanti, l’assessore alla cultura Gloriana Gambini, gli ex compagni di pallacanestro e di altre attività sportive: Riminucci, Di Palo, Ercolessi… Presente anche una delegazione della Scavolini Banca Marche. La salma di Ninchi riposa nella tomba di famiglia al cimitero centrale di Pesaro.

Paolo Montanari

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