Nel 1961 su “Dibattito Giovanile della DC di Fano” l’allora 22enne Enzo Uguccioni scriveva: “…un deciso appello rivolto a tutta la gioventù fanese, perché dopo aver conosciuto le linee programmatiche del nostro partito, senta il dovere di rifiutare la mediocrità che attanaglia i mondi chiusi e si apra all’impegno sociale per edificare una società dove a tutti, nessuno escluso, sia riconosciuto il diritto alla vita”.
Dopo tanti anni leggendogli quelle parole mi diceva: “Eravamo formati nell’Azione Cattolica e alla scuola di Mons. Costanzo Micci” allora parroco della cattedrale di Fano, affermava cioè di aver avuto una solida formazione umana e cristiana. Questo confermava in un messaggio lo scorso giovedì 16 luglio l’arcivescovo Giovanni Tonucci, al quale avevo comunicato il decesso del comune amico: “Enzo è stato per me una persona di grande valore, verso il quale ho sentito tanta ammirazione e riconoscenza, per il suo aiuto ed esempio, quando eravamo giovani di Azione Cattolica”. Basterebbero quelle due parole “ammirazione e riconoscenza” scritte da mons. Tonucci, di due anni più giovane di Enzo, per significare quale grado di maturità avesse conseguito il giovanissimo Uguccioni da diventare modello per altri ragazzi.
Laureato in Economia e Commercio all’Università di Bologna, Enzo divenne insegnante di economia aziendale nell’Istituto Tecnico Commerciale di Fano e molti suoi ex-alunni lo ricordano come un docente sereno e comprensivo, disponibile e pronto a incoraggiare.
Eletto nel 1970 al Consiglio Comunale, nelle elezioni politiche del 7 maggio 1972 la D.C. fanese lo propose candidato alla Camera dei Deputati alla quale però risultarono vincitori i candidati pesaresi Forlani e Sabbatini. Egli non giudicò questo fatto una sconfitta, perché continuò a servire la società civile nella politica locale.
Socio della Cassa di Risparmio di Fano dal 1972, fu Sindaco Revisore negli anni 1977-1991. Quando nel 1992 dall’ente bancario sorse la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano egli ne fu socio fino al 2012 e dal 2015 al 2024 fece parte della Commissione per le Categorie Deboli.
Quando dal marzo 1991 il settimanale pesarese “Il Nuovo Amico” estese il territorio di interesse alle diocesi di Fano e di Urbino, a lui venne affidata la redazione fanese. Solerte redattore, non solo mise a disposizione dei lettori la sua cultura, ma cercò di coinvolgere collaboratori qualificati nell’ambito della pubblicistica e del giornalismo quali Valerio Volpini, Aldo Deli, Giancarlo Gaggia, Guido Minardi e don Romano Magnoni e di valorizzare persone che presentassero la voce e la cronaca della città, dei paesi e delle parrocchie. Svolse questo servizio fino al 21 novembre 2007 cioè fino a quando il nuovo vescovo pensò di affidare la redazione ad un sacerdote, purtroppo non dandone comunicazione a Enzo il quale umilmente si tirò in disparte senza alcuna osservazione. Era il suo stile, collaborare senza dominare, incoraggiare sempre.
Il più grande esempio lo ha dato in questi ultimi tempi in cui la malattia attaccò il suo fisico, non fece lamenti, accettò con pazienza sottoponendosi alle cure mediche che qualche volta furono pesanti, soprattutto trovò la forza di portare la croce nella fede e con la preghiera e nel nutrimento dell’Eucaristia.
Lo attesta il breve scritto rintracciato fra le sue carte dai familiari e riportato nella prima pagina del nostro giornale, egli non cerca la guarigione ma chiede “la forza di accettare la mia malattia con tutte le sue premesse e conseguenze”, una disponibilità a fare la volontà di Dio come ripetiamo nel “Padre nostro” e quale eco alle parole di Gesù nel Getzemani: “Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta”. Poi quasi a trovare coraggio aggiungeva: “Devo avere fiducia nella provvidenza divina. Dio mi vuole bene. La Madonna mi ama come un figlio”. Infine sentendo di non doversi chiudere su se stesso, allargava lo sguardo facendosi prossimo ad ogni persona malata: “Tanti fratelli soffrono come me: devo sentirmi solidale con loro”, concludendo con una preghiera di fiducia: “Caro Gesù, entra nella mia vita con tanta forza”.
La generosità nel servizio, la sua fede e la sua fortezza rimangono per noi un esempio.


