Cultura che valorizzi la cura

La notizia della presenza del signor Beppino Englaro prevista nell’ambito della seconda edizione del Festival della Felicità, promosso dalla provincia di Pesaro Urbino, ha sollecitato interrogativi e riflessioni, specialmente sulla stampa locale. Una breve riflessione, in particolare, ci preme qui condividere con i lettori.
Come medici ci preoccupiamo del rischio di voler legare l’idea della felicità – che noi leggiamo all’interno del significato più ampio di “salute” – al percorso di vita cui è andata incontro Eluana Englaro e che ha sollevato prepotentemente la proposta di introdurre, per legge, in italia, l’eutanasia.
Di fronte alla fragilità del corpo, alla disabilità, alla incapacità di provvedere alle proprie necessità ci sentiamo impegnati a promuovere e diffondere una cultura che valorizzi la cura, e non piuttosto la possibilità di praticare azioni di abbandono terapeutico, o addirittura di somministrare farmaci per dare una “buona morte”, interpretabili come scelta di libertà.
La “cura”, infatti, non riguarda solo la terapia della malattia e della disabilità, ma anche la presa in carico di tutti i problemi legati alla situazione concreta, garantendo quell’«accompagnamento terapeutico» del quale raramente si parla e che dovrebbe essere gestito da tutte le persone coinvolte.
Tale accompagnamento, invece, rappresenta la frontiera dell’impegno per una medicina cui il progresso e la tecnologia non hanno ancora sottratto quella dimensione umana e relazionale che la caratterizza da sempre.
Nonostante tutto ci riconosciamo ancora nell’antico aforisma che campeggiava nel frontale dell’Hotel de dieu a parigi: «curare spesso, guarire qualche volta, consolare sempre».
In tutto questo (e nella saggezza ivi sottesa) sì che possiamo definirci o essere tacciati di essere “medioevali”!

dott. Massimo Gunelli – Presidente AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani) di Pesaro

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