L’ambone, l’altare, la strada

Fano
di Redazione

L’ambone, l’altare, la strada. Su queste tre parole si è soffermato il Vescovo Armando nell’omelia, sabato 20 novembre, in Cattedrale in occasione del rinnovo delle promesse diaconali.

Servizio. “Il vostro servizio si nutre di una triplice dimensione: l’ambone, l’altare, la strada. E’ in questa triplice dimensione che deve crescere, orientarsi ed esprimersi il vostro servizio diaconale. Dalla Parola si attinge luce – ha proseguito il Vescovo – la Parola illuminerà i vostri passi, la Parola deve nutrire la vostra fede, interrogare la vostra intelligenza, inquietare la vostra coscienza. La Parola di Dio, come spada a doppio taglio, penetra nelle giunture e nelle midolla. E’ questa Parola di Dio  che deve trafiggere il vostro cuore e tenere sempre giovane la vostra anima. Fate riposare il vostro cuore nella Parola di Dio. Meditate e ruminate la Parola di Dio.

Ambone. Solo così l’ambone sarà per voi il luogo dal quale dispenserete la Parola di Dio. Il mondo ha fame e sete della Parola di Dio, non di parole solo umane. Le parole umane possono confortare per un giorno, possono illudere per un istante, ma è la Parola di Dio che nutre, illumina  e riscalda il cuore. Abbiate sempre con voi il Breviario e la Bibbia. Il breviario perché siete chiamati, per vostra libera adesione,  a pregare per e con  tutta la Chiesa, e quindi a scandire le vostre giornate con la preghiera. E dall’altra parte tenete la Bibbia. Questa Parola che dovete sfruttare, questo libro che dovete stropicciare a furia di girare le pagine, a furia di cercarvi il senso  nascosto più profondo, a furia di confrontare l’Antico con il Nuovo Testamento per cercare di discernere sempre più la volontà di Dio, non solo su voi, ma su quella porzione di popolo che è affidato alle vostre cure. Abbiate cura dell’altare: rappresenta Cristo stesso. Lasciate che il vostro sguardo sia guidato da Gesù Eucaristia.

Altare. L’ambone e l’altare trovano il loro naturale proseguimento sulla strada (mondo del lavoro, della famiglia, del tempo libero, i poveri di ogni genere). Il diacono è l’uomo della strada perché è l’uomo della carità di Dio e l’uomo della carità della Chiesa fra gli uomini. Se tutto viene puntato sull’ambone e sull’altare sarete diaconi devoti, mai però santi e mai servitori del cuore. Prolungate la vostra adorazione sulla strada contemplando il volto di Cristo nel volto dei poveri, nei ricchi poveri, nei giovani poveri e nei poveri poveri, che sono tanti, ma tanti, più di quanto possiamo immaginare.  Fatevi servitori dei poveri.

La strada. La strada sia l’attenzione costante del vostro ministero, sia il luogo dell’incontro del vostro essere icona del Cristo pastore-samaritano con il vostro essere servitori degli uomini. Siate diaconi, servitori degli ultimi. Le vostre esigenze siano quelle essenziali, perché la semplicità è sorella della essenzialità, è epifania della interiorità, è espressione di solidarietà.  Carissimi diaconi – ha concluso il Vescovo – come per la carità Cristo è sceso dal cielo e si è abbassato fino agli uomini, così, per l’esercizio della carità, come Santo Stefano martire, anche voi sarete elevati fino al cielo per la carità, per il servizio ai poveri, per l’amore totale, oblativo verso Gesù”.

foto di FOTOCAPRI

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