Solenne celebrazione eucaristica, presieduta da padre Fermino Giacometti, nella chiesa di S. Francesco, per la festività di Sant’Antonio di Padova. Un’occasione per riflettere sull’attualità del suo ruolo e dei suoi carismi, esercitati nella Chiesa e nell’Ordine francescano. È un santo che sa parlare alle generazioni di ogni tempo. Attrae, coinvolge, affascina e induce alla preghiera. Tra i suoi devoti, anche molti giovani ricorrono a lui per acquisire fiducia nel futuro e ricercare il significato e la direttrice della loro vita. Non a caso il celebrante ha ricordato quanto S. Antonio possa ancor oggi illuminare i giovani e quanti non si accontentano di una esistenza monotona ed abitudinaria. Per le sue spiccate doti intellettive il giovane frate Antonio viene incaricato dell’insegnamento della teologia e inviato in Francia a contrastare il movimento dei “catari” che la Chiesa di Roma giudicava eretico. Quindi viene destinato alla predicazione, per cui percorre molte città dell’Italia settentrionale debellando l’eresia, pacificando i contrasti e riformando i costumi. Molto importanti sono anche i suoi “sermones”, di cui alcuni scritti su invito del futuro papa Alessandro IV, dai quali prorompe la forza trainante dell’amore: «qui in terra quel che conta è l’amore; dove l’intelletto si arresta procede l’amore che, con il suo calore, porta all’unione con Dio».
La biografia del santo di Padova mostra come fosse anche un uomo di grande carità, desideroso di salvare i fratelli dai mali del corpo e dello spirito, spesso generati dalle ingiustizie altrui. Forse, anche se a distanza di qualche secolo, ha influenzato i suoi confratelli conventuali di Urbino, i quali oltre 100 anni fa, per opera di padre Filippetti, hanno istituito la pia opera del “pane dei poveri”. Una scelta benemerita della quale si avverte ancor oggi l’estremo bisogno: tanti anche nella nostra città sono costretti a privarsi di cose essenziali: cibo, vestiario, farmaci, visite mediche, alimenti per bambini… Tanti bussano alla porta del convento di S. Francesco, ovvero le richieste aumentano mentre le risorse scarseggiano. Tutto questo ci deve interrogare se vogliamo indirizzare il nostro cammino dietro a Gesù. «Nel loro stile di vita», sostengono i padri conventuali, «i cristiani possono mostrare con gesti concreti la loro fede, solo così saranno capaci di una parola di speranza, ossia una parola credibile perché confermata da una generosità operosa che sa descrivere un amore che non viene mai meno». La crisi economica che il Paese ed anche il nostro territorio stanno attraversando morde ancora, pertanto il “pane dei poveri” non é qualcosa di simbolico, ma diventa “pane reale” capace di dare risposte alle sofferenze nonché restituire speranza e voglia di futuro. Non lasciamo soli coloro che si trovano nel bisogno! Impegniamoci a mantenere viva quest’opera meritoria dei francescani urbinati che vive da oltre un secolo. Solo così si potrà testimoniare l’insegnamento di Sant’Antonio.