“È stato un cammino di sconfitte e di superamenti. Ma io ho sempre seguito Padre Damiani perché, oltre tutte le apparenze, avvertivo una forza misteriosa in tutte le vicende tristi e liete del suo cammino…Avrà compiuto anche degli errori, ma nessuno è infallibile e i limiti umani non fermano il disegno di Dio”.
Le parole della prof.ssa Lidia Conti, collaboratrice di padre Damiani per quarantuno anni, colgono in profondità il valore dell’Opera di questo sacerdote pesarese, la cui storia è stata certamente una delle più significative della nostra realtà ecclesiale e civile. Una storia fatta di persone: di chi ha avuto bisogno di aiuto, di chi ha saputo offrirlo e di una comunità che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Lo hanno sottolineato il Vescovo Sandro e il dott. Francesco Bartolucci nella Conferenza Stampa che si è tenuta a Palazzo Lazzarini lunedì scorso per presentare le iniziative promosse dall’Arcidiocesi di Pesaro in occasione dell’80° anniversario della fondazione del Collegio “Zandonai”.
“Padre Damiani è stato un visionario, che ha dato concretezza ad un’idea ardita – ha detto l’arcivescovo. Ha ascoltato la sofferenza di un popolo innocente, quello dei profughi che al termine della seconda guerra mondiale giungevano nel campo di smistamento 285 di Udine, fuggendo dalla Venezia Giulia, dall’Istria e dalla Dalmazia, passate a tavolino alla Jugoslavia comunista di Tito.
Un popolo a cui il sacerdote ha offerto il suo aiuto, occupandosi degli arrivi, delle partenze, della distribuzione dei pasti e del vestiario, smentendo in pieno il pregiudizio del suo comandante, secondo cui i cappellani militari sapevano solo pregare e celebrare la Messa.
Soprattutto padre Damiani ha ascoltato la sofferenza, ancora più atroce, dei bambini: “Quelli che mi facevano più compassione erano i bambini! … Che colpa avevano essi se gli uomini erano tanto cattivi? Perché dovevano scontare le colpe degli altri?”.
Una compassione – ha affermato Bartolucci – che si è fatta carne, progetto, sudore: “Nella mia mente si accendeva il desiderio di fare qualcosa in particolare per i bambini orfani, profughi, derelitti……Fu proprio il pianto accorato di un bimbo che diede la spinta finale all’idea di dare loro una casa …È stata la prima nota di un canto d’amore”.
Padre Damiani si è messo subito al lavoro, senza mai una titubanza pur tra mille difficoltà, avendo come motto “In fide victoria”. Con l’aiuto di tanti politici, autorità, cittadini comuni, pesaresi e non, è riuscito ad ottenere l’area per la realizzazione di un nuovo edificio da intitolare all’amico musicista Riccardo Zandonai. Era il 16 ottobre del 1946 quando vennero accolti i primi 100 bambini esuli istriani.
Il Collegio ha rappresentato per tanti anni un luogo di accoglienza, formazione e riscatto per migliaia di giovani, non solo vittime della guerra, ma anche figli di famiglie numerose e povere: uno di questi Tino Toccaceli, presente alla Conferenza Stampa, ha espresso tutta la sua gratitudine.
E un segno di gratitudine vogliono essere anche le manifestazioni previste per gli 80 anni dell’Opera: una Mostra, allestita a Palazzo Lazzarini (8 settembre -11 ottobre); una Visita a Udine dove tutto è iniziato (19-20 settembre); una Lettura Scenica con testi letti dalle “Voci dei Libri” di Lucia Ferrati al Teatro Sperimentale (10 ottobre ore 17.30); una Santa Messa celebrata dal Vescovo Sandro in Cattedrale (11 ottobre ore 11.30)
Celebrare l’anniversario del Collegio Zandonai non significa soltanto ricordare una pagina importante della storia di Pesaro, ma soprattutto rinnovare un messaggio di solidarietà, di accoglienza, di educazione che conserva intatta la propria forza.
Padre Damiani, infatti, ha voluto lasciare tutto all’Arcidiocesi perché portasse avanti il suo sogno di educazione e di accoglienza. Oggi l’Opera è diventata sede della Scuola Cattolica Paritaria La Nuova Scuola e di una Casa di riposo per anziani.
Un luogo in cui ci si prende cura della vita, dal suo primo affacciarsi al mondo fino al suo compimento.


