Menzionato, ma non riconosciuto, se non molto genericamente, da Cesare Selvelli nel 1909 e da Piercarlo Borgogelli Ottaviani nel 1930, pubblico qui per la prima volta il ‘monogramma’ costantiniano a basso rilievo, reindividuato soltanto pochi giorni fa su uno dei lati minori del coperchio del sarcofago litico di San Paterniano, nell’attuale basilica del patrono fanese.
La prima foto è ripresa di necessità in fortissimo scorcio, attraverso la stretta fessura alla destra di chi guarda il sarcofago; la seconda è un raddrizzamento prospettico, realizzato con fotoshop da Piergiorgio Budassi.
Il cosiddetto monogramma, in realtà un digramma, detto anche chrismòn, è composto dalla sovrapposizione, entro un cerchio del diametro di 28 cm, delle lettere greche maiuscole chi (X) e rho (P), iniziali del nome Christòs, significante l’Unto (del Signore).
Il ‘monogramma’ cristologico divenne un potente emblema di vittoria dopo il segno miracolosamente apparso in cielo all’imperatore Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312 e si diffuse poi in diverse varianti tra i Cristiani su molti manufatti, come segno di riconoscimento, nonché come augurio per i defunti, in riferimento a Gesù e alla Resurrezione. La sua presenza sul sarcofago del principale protettore di Fano è originaria, essendo esso intaccato dall’incavo per la grappa di ferro che, all’atto della prima apertura documentata l’8 luglio 1551, ancora fissava il coperchio alla cassa.
Come è già noto, il sarcofago, databile attorno al V-VI secolo e in calcare di Aurisina, che si trova vicino Trieste, o della Dalmazia al pari degli altri tre conservati a Fano nel portico della Corte Malatestiana, fu processionalmente trasportato con le venerate spoglie del santo nella nuova basilica di San Paterniano in città il 10 luglio 1551, dopo l’estrazione effettuata pochi giorni prima da sotto la zona presbiteriale dell’appena abbattuta omonima chiesa abaziale fuori le mura, esattamente nel sito dove ora si trova la tardo cinquecentesca cappellina esagonale detta di San Paternianino.
© Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola – per gentile concessione dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali



2 commenti
La seconda foto è qui omessa.
All’inizio dell’ultimo capoverso leggasi:
“…Aurisina (presso Trieste) o della Dalmazia …”
All’inizio dell’ultimo capoverso del mio articolo sul sarcofago di San Paterniano leggasi: “… Aurisina (presso Trieste) o della Dalmazia …”.
La seconda foto è qui omessa.