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      Home » Don Silvano Pierbattisti: un’eredità immensa nel cuore
      Pesaro

      Don Silvano Pierbattisti: un’eredità immensa nel cuore

      STEFANO PAGNINIDi STEFANO PAGNININessun commento8 minuti di lettura
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      La nostra comunità diocesana si stringe in un abbraccio riconoscente e commosso per la nascita al Cielo di don Silvano Pierbattisti. Il tributo corale del popolo che ha accompagnato le sue esequie – presiedute dall’arcivescovo Sandro Salvucci e introdotte dal vicario generale don Marco Di Giorgio – non è stato un semplice commiato, ma la celebrazione solenne di una vita interamente spesa a seminare il bene. Al termine della liturgia, sono rimaste impresse nel cuore di tutti la commozione e la gratitudine dalle parole di Paolo Mariotti e Franca Marinsalta. A questo coro di affetto si unisce lo storico collaboratore, il diacono Renzo Paci, per tantissimi anni al suo fianco nel ministero e amico fraterno, che conserva la memoria nitida di un sacerdote straordinario: «Don Silvano era una figura irripetibile».

      Il pastore accogliente e la delicatezza verso il singolo

      Il “Don” ha incarnato il volto di un pastore che non ha mai trattenuto nulla per sé, capace di farsi prossimo con una generosità travolgente. Nato nello splendido scenario di Gabicce Monte, manifestò fin da subito una straordinaria attenzione per il mondo giovanile, mettendo sempre le nuove generazioni al centro delle sue preoccupazioni pastorali e unendo un’allegria trascinante alla santità vissuta nel quotidiano.

      La toccante testimonianza di don Marco Di Giorgio, che ha condiviso con lui i suoi primi anni di sacerdozio, restituisce la cura minuziosa e la delicatezza che don Silvano riservava alla singola persona. Don Marco ricorda con commozione che, nei due anni in cui studiava a Roma, quando rientrava in canonica il mercoledì a tarda notte, stanco e affamato, trovava immancabilmente la tavola apparecchiata: sopra il piatto c’erano due toast avvolti con cura nella carta di alluminio, accompagnati da un piccolo biglietto scritto a mano: «Buon appetito». O come quando, in procinto di partire nel cuore della notte per la Giornata Mondiale della Gioventù, trovò attaccata alla maniglia della porta della camera con lo scotch una busta con 50.000 lire. Un’attenzione premurosa al dettaglio e al bisogno dell’altro che culminava in una totale trasparenza di spirito: «Alla fine, umile… mi chiedeva scusa se non era stato sempre di esempio, se non mi aveva sempre capito. Ecco, credo che questo sia il vero cuore di Don Silvano».

      Un cuore che si è donato senza sosta fin dagli anni del boom economico. Nominato nel 1963, a seguito della scomparsa di don Ugo Mazza, don Silvano guidò la parrocchia di Santa Maria di Loreto per ben 39 anni. In un’epoca in cui il quartiere cresceva a vista d’occhio, egli capì che l’annuncio del Vangelo esigeva gesti concreti di ospitalità. Non chiedeva mai soldi per le celebrazioni, fidandosi ciecamente della Provvidenza; e Dio, puntualmente, provvedeva a ogni cosa. La sua casa e la sua chiesa erano costantemente aperte a tutti, giorno e notte, senza alcun timore. Un porto sicuro dove, chiunque passasse dopo mezzogiorno, veniva invitato alla tavola della canonica. Intorno a quella tavola emergeva un tratto umano straordinario: il suo profondo amore per il pesce, legato alle sue origini marinare. Un legame profondo con il mare che si caricava spontaneamente di un significato spirituale, richiamando l’antico simbolo cattolico del pesce, l’Ichthys, segno di Cristo e dei suoi pescatori di uomini. In quel cibo semplice, la sua storia personale e la sua vocazione diventavano una cosa sola.

      Il geniale costruttore della “cittadella” di Loreto

      Sotto la sua spinta profetica sorsero il nuovo asilo parrocchiale in via Ugolini affidato alle suore Apostole del Sacro Cuore, la pista di pattinaggio, il campo da calcio, quello da pallacanestro, il circolo e il cinema costruito sulle fondamenta del vecchio oratorio. Fino ad arrivare a realtà nate per unire le persone come la Casa Betania e le frequenze radiofoniche parrocchiali di Radio Punto.

      Don Silvano sapeva coinvolgere l’intera comunità attraverso una progettualità pastorale e aggregativa formidabile. Fu tra i fondatori del Basket Loreto, ispiratore del rugby locale e diede vita alla filodrammatica dialettale Il Loggione. Insieme al vescovo Luigi Carlo Borromeo, fu inoltre l’anima e il fondatore del Carnevale dei Ragazzi di Pesaro, di cui lo stesso diacono Renzo Paci vestì i panni come primissima maschera cittadina, Rabachèn.

      Il pastore dei più piccoli

      L’entusiasmo del “Don” partiva sempre dai bambini, per i quali inventava continuamente sani incentivi alla presenza. Al termine di ogni messa domenicale, il rito in sacrestia era fisso e dolcissimo: distribuiva a tutti i piccoli le storiche caramelle alla panna. Straordinario era poi il mese mariano di maggio: alle 7 del mattino la chiesa era letteralmente stracolma di bambini. Ognuno aveva un biglietto da contrassegnare con la presenza quotidiana; chi completava l’intera tessera guadagnava il diritto di partecipare gratuitamente alla grande gita di fine mese, coronata da una leggendaria caccia al tesoro.

      Sempre a maggio prendeva vita la “gara dei fioretti” tra bambini e bambine: i piccoli infilavano i propri impegni spirituali in due ampolle di vetro posizionate in chiesa e, ogni mattina, don Silvano ne pescava alcuni a sorte per leggerli ad alta voce davanti a tutti, educandoli alla bellezza dei piccoli sacrifici d’amore. Una vicinanza che si esprimeva anche nella squisita ospitalità domestica: dopo la messa domenicale, così come al termine della celebrazione feriale frequentata dai bancari della vicina Cassa di Risparmio di Pesaro, offriva sempre del caffelatte a casa sua, prolungando la comunione dell’altare.

      Pioniere dello Spirito e uomo di profezia

      Ma il tratto forse più sfolgorante di don Silvano è stata la sua totale apertura alle novità dello Spirito Santo, che lo ha reso un vero e proprio pioniere e un anticipatore dei tempi nella Chiesa diocesana. Sempre alla ricerca di vie nuove per risvegliare la fede, partecipò con entusiasmo ai ritiri dei Cursillos de Cristianidad e invitò in parrocchia i missionari della Comunità Missionaria di Villaregia.

      Profondamente legato al Rinnovamento Carismatico, nel maggio del 1981 fu l’unico sacerdote della diocesi a partecipare allo storico ritiro mondiale dei sacerdoti a Roma, guidato da padre Tom Forrest alla presenza di Madre Teresa di Calcutta e di San Giovanni Paolo II. Forte di questa unione con la Chiesa universale, don Silvano accolse immediatamente con favore e coraggio i frutti spirituali di Medjugorje, invitando a Pesaro testimoni del calibro di padre Jozo e padre Slavko.

      Nel maggio del 1987 fu il primo sacerdote diocesano a lanciare un Seminario di Vita Nuova parrocchiale e, precorrendo i tempi, accolse con favore le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione affidate e guidate direttamente dai laici, una novità assoluta per quell’epoca. Questa vitalità esplodeva nella celebrazione del mercoledì sera: un appuntamento straripante di giovani, dove le lodi a Dio risuonavano al ritmo moderno di chitarre elettriche e batteria.

      Il confessionale e il frutto eterno

      Nonostante le tantissime opere visibili, il santuario più intimo della sua carità è rimasto il confessionale della Cattedrale, dove per anni ha operato come prezioso ministro della misericordia e dell’ascolto. Possedeva un carisma formidabile nel confessare e sciogliere, alla fine, anche i cuori più induriti e lontani, accogliendo i penitenti con parole che guarivano lo spirito: «Gesù ti vuole bene… Gesù ti vuole molto bene».

      Questo pilastro del suo ministero è stato tratteggiato dall’arcivescovo Sandro Salvucci nell’omelia delle esequie. Il vescovo ha ricordato gli ultimi giorni di don Silvano, trascorsi in preghiera e contrassegnati da un invito accorato: «Vogliatevi bene, ripeteva costantemente questo». Nel consegnarlo al Padre, monsignor Salvucci ha riconosciuto l’immensità del suo operato: «Ha ben incarnato il volto di una Chiesa che è madre e dispensatrice della misericordia di Dio. Quanto bene ha seminato in questi anni nel segreto della confessione, solo Dio lo sa».

      Oggi l’intera comunità avverte il vuoto della sua presenza fisica, ma i frutti spirituali rimasti indicano che la sua missione non è affatto terminata. Proprio le parole del Vangelo proclamate durante le sue esequie squarciano il velo del dolore e rivelano il senso profondo della sua testimonianza: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». La vita di questo pastore autentico è stata esattamente questo: un seme benedetto che ha accettato di consumarsi giorno dopo giorno, di donarsi senza riserve per amore del suo popolo. La sua morte terrena non rappresenta dunque una fine, ma lo schiudersi di una fecondità ancora più grande. Nella certezza che tutto l’amore profuso in terra resta eterno, la diocesi lo affida con fiducia al Padre celeste, sapendo che dal Cielo don Silvano continuerà a intercedere e a pregare per una rinnovata Pentecoste sulla nostra Chiesa. Entra nella gioia senza tramonto del tuo Signore, don Silvano, pastore buono, forte e fedele.

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