Giovedì scorso 19 marzo alla presenza di Confratelli e Consorelle dell’omonima confraternita nell’Oratorio di via Barocci è stato celebrato il Patrono della Chiesa Universale. I fedeli hanno potuto ammirare il presepe del Brandani ed ascoltare le note dello storico organo
Viviamo un periodo storico difficile con rapporti familiari e culturali complessi, difficile da interpretare e da vivere perché sembra di aver dimenticato il tempo per la meditazione e la preghiera. Il 19 marzo, nella chiesa di Via Barocci, alla Messa delle 10 celebrata dal parroco don Pippo e in quella delle 18, celebrata dal Vicario Generale don Daniele, c’è stata una bella affluenza di fedeli.
Secolare tradizione. Confratelli e Consorelle col saio viola della Compagnia hanno curato e seguito le cerimonie nel solco della tradizione iniziata nel 1500 con la nascita della omonima Confraternita: una costola della Confraternita di San Giovanni, trenta metri più avanti. Nel corso del tardo Seicento, per il lungimirante sostegno economico, di fede degli Albani e degli urbinati, la Chiesa venne ricostruita ex-novo nelle dimensioni attuali. Della vecchia Chiesa sopravvisse la cappella del Presepe. A dimostrare che le forme cambiano ma la fede popolare resta; gli oggetti, le “cose d’arte mutano di senso e di statuto nel corso dei secoli”, ma l’uomo e la donna non possono vivere senza un senso, ne hanno bisogno come il pane quotidiano, diceva papa Benedetto XVI. E questa atmosfera si percepiva a San Giuseppe il 19 marzo. In un giorno dove, fuori dalle dichiarazioni dei social intrise delle guerre in corso, si è vissuto un istante di riconciliazione fra Chiesa e mondo a dimostrare che il culto resta saldo e infrangibile.

Il presepe. L’emblema di questa Chiesa è il presepe di Federico Brandani, grande esponente del Manierismo Barocco, in grandezza naturale. Porta la data del 1550: trecento anni dopo il presepe di Greccio, ideato da San Francesco nel 1223, e diffusosi in tutte le case ed ancora oggi, ripensato in tutte le forme e dimensioni, di grande richiamo di fede, di arte di curiosità. Il nostro presepe ha in primo piano la figura di Giuseppe, seduto e pensieroso. Perché in primo piano e perché pensieroso? Un’idea geniale ispirata dell’artista che richiama alla responsabilità del padre da trasmettere a tutti i genitori: un esempio di forza e tenerezza valida per i padri di ieri, di oggi e di domani. Lo hanno ricordato nelle omelie di oggi, con toni e sfumature diverse don Pippo e don Daniele, richiamando concetti di Papa Francesco che dedicò l’anno 2021 a San Giuseppe con la lettera Patris Corde scrivendo che il padre di Gesù era un uomo normale e si è fatto santo “attraverso le circostanze belle e brutte che ha dovuto vivere ed affrontare”.
La musica. Le celebrazioni sono state integrate dalla musica. Al mattino con la pianola di suor Giuseppina e alla sera dal maestro Lorenzo Antinori (neo babbo) alla tastiera dell’organo settecentesco del Vici. La Confraternita all’origine privilegiò, in una società di analfabeti, l’organo della vista (con il presepe). Nel Corso del Settecento nella società, che non fece progressi con l’alfabetismo, prestò attenzione all’udito, con l’Organo a mantici del Vici, altro grande richiamo popolare. Al termine delle due celebrazioni, i presenti sono stati invitati a passare nella Cappella del Presepe a vedere il messaggio delle luci, del giorno e della notte. Una riproduzione dell’idea del Brandani della luce che penetra dall’unica finestra esterna (dall’alto in basso) che si incontra con quella che sale dalla culla del Bambino Gesù verso il cielo (dal basso verso l’alto). Un’idea geniale di Giovanni Volponi.


