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      Home » Abba Marcello: la carità incendiaria
      Editoriale

      Abba Marcello: la carità incendiaria

      Roberto MazzoliDi Roberto MazzoliNessun commento6 minuti di lettura
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      Ha gli occhi timidi di un bambino che cerca di nascondere, dietro un tenero sorriso, la bellezza che gli ha riservato la vita. «Non è merito mio, ma di Dio», sembra quasi volersi giustificare mentre si racconta per Avvenire. Lui è Marcello Signoretti, classe 1942, nato a Candelara, piccolo borgo sulle colline pesaresi. Fra alcuni mesi festeggerà 25 anni di sacerdozio, spesi tutti a servizio del Vicariato apostolico di Soddo, nel Wolayta, una delle regioni più povere dell’Etiopia. «Dal giorno della sua ordinazione, per tutti è diventato Abba Marcello, cioè papà Marcello. «E dire che da piccolo volevo proprio fare il sacerdote – dice – ma allora c’era da pensare ai due fratelli minori e alla salute dei miei genitori». Così inizia subito a lavorare, mentre la sera si prepara per conseguire il diploma da ragioniere che gli permetterà di ottenere un posto nell’amministrazione di una cooperativa di trasporti.

      Alla fine degli anni ‘70 riprende gli studi. Questa volta in Scienze religiose, all’università di Urbino. Qui conosce Margherita, un’insegnante di lettere con cui condivide i valori e la fede. In breve i due si sposano. «Avevamo progettato di aprire una casa famiglia per accogliere i bambini in situazioni di disagio – racconta – e parlavamo spesso di un viaggio in Africa, tra gli ultimi della terra». Le cose non andranno come avevano sognato. A due mesi dal matrimonio Margherita si ammala gravemente e dopo poco muore. Prima però lo aiuta a preparare la tesi di laurea. «La sua morte fu il colpo più duro della mia vita». Inizia allora a collaborare con la parrocchia di Candelara, occupandosi dei bisognosi.

      Raggiunta la pensione, riesce finalmente a partire per la tanto desiderata Africa, presso la missione cappuccina di Soddo. «Con la gente del posto fu amore a prima vista – spiega – rimasi colpito dal loro sorridere alla vita anche di fronte alla sofferenza; decisi di non rientrare più in Italia». Il 25 novembre 2001 viene ordinato sacerdote dal vescovo del Wolayta, Domenico Marinozzi che gli affida la cura dei bambini poveri e senza un futuro. Infatti su questi altopiani di terra rossa si muore in tenera età. Fame, sfruttamento, malattie, mancanza di istruzione. Abba Marcello inizia quindi a chiedere aiuto ai conoscenti in Italia. Ben presto la catena di solidarietà arriva a coinvolgere anche importanti aziende del pesarese. Nel 2009 nasce la “Smiling Children Town”, una sorta di rifugio per migliaia di bambini di strada. Negli anni il centro riesce a dare loro protezione, cibo, vestiti, scuole ma soprattutto dignità e un futuro. Molti ragazzi sono oggi diplomati o laureati e contribuiscono ad ampliare le attività di Abba Marcello. In questi anni ha scavato oltre 300 pozzi di acqua potabile, inaugurato una clinica oculistica, una casa di accoglienza per ragazze madri, una fabbrica di mattoni che impiega persone non vedenti… Le autorità del Wolayta hanno perfino riconosciuto le opere di Abba Marcello come l’attività sociale meglio gestita dell’Africa sud-orientale.

      La grande risonanza delle sue opere genera un mare di solidarietà dei pesaresi e porta al coinvolgimento dei giovani. Nascono così i gemellaggi con gli studenti delle scuole superiori di Pesaro, sostenuti anche dal Comune. Marco, fratello di Abba Marcello e ideatore dell’iniziativa, racconta delle centinaia di ragazzi che nel corso degli anni si sono recati a Soddo. «Oggi alcuni – dice Marco – hanno trovato nella missione il senso della loro vita». Come Ylenia Lazzarini di 32 anni: «La mia esperienza in Etiopia risale al 2014. Un nuovo inizio della mia vita personale e professionale. A seguito di quel viaggio sono stata anche in altri luoghi: India, Ghana e Kenya. Mi sono iscritta al corso di laurea in Sviluppo e cooperazione internazionale di Bologna e nel 2020 ho perfezionato gli studi con un master. Dal 2023 vivo in Kenya, a Nairobi, dove coordino progetti di cittadinanza per una Onlus internazionale».

      Ha appena 18 anni Marta Milano quando parte per la missione di Abba Marcello. Qualche anno dopo va in Kenya con l’associazione Papa Giovanni XXIII per un anno di servizio civile. «Sono stata nella periferia di Nairobi in una baraccopoli all’interno di un centro per minori di strada; quindi ho iniziato a lavorare come educatrice per la stessa associazione. Ora che ho quasi 32 anni svolgo la mia attività in Italia, in un centro di accoglienza straordinaria (CAS) per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese con il desiderio di vivere qui». La storia di Federica Franca è la più recente. «Sono partita nel 2024 contro ogni aspettativa: non ero una studentessa ed ero già laureata. L’Etiopia ha rappresentato per me un punto di svolta, una linea di demarcazione netta tra ciò che ero prima e ciò che sono diventata dopo. Arrivavo con una formazione magistrale in Criminologia, convinta di volermi dedicare alle investigazioni. Ma l’Africa ha ribaltato tutte le mie certezze. Oggi collaboro come volontaria presso la Onlus “Ethiopia’s Street Children”, e lavoro in un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, perlopiù provenienti dall’Africa occidentale».

      Dal 29 gennaio al 10 febbraio altri 20 studenti si recheranno a Soddo. Molti di loro non lo sanno ancora, ma questo viaggio cambierà per sempre il loro sguardo sulla vita.

      Oggi alcuni – dice Marco – hanno trovato nella missione il senso della loro vita». Come Ylenia Lazzarini di 32 anni: «La mia esperienza in Etiopia risale al 2014. Un nuovo inizio della mia vita personale e professionale. A seguito di quel viaggio sono stata anche in altri luoghi: India, Ghana e Kenya. Mi sono iscritta al corso di laurea in Sviluppo e cooperazione internazionale di Bologna e nel 2020 ho perfezionato gli studi con un master. Dal 2023 vivo in Kenya, a Nairobi, dove coordino progetti di cittadinanza per una Onlus internazionale».
      Ha appena 18 anni Marta Milano quando parte per la missione di Abba Marcello. Qualche anno dopo va in Kenya con l’associazione Papa Giovanni XXIII per un anno di servizio civile. «Sono stata nella periferia di Nairobi in una baraccopoli all’interno di un centro per minori di strada; quindi ho iniziato a lavorare come educatrice per la stessa associazione. Ora che ho quasi 32 anni svolgo la mia attività in Italia, in un centro di accoglienza straordinaria (CAS) per gli stranieri che arrivano nel nostro Paese con il desiderio di vivere qui». La storia di Federica Franca è la più recente. «Sono partita nel 2024 contro ogni aspettativa: non ero una studentessa ed ero già laureata. L’Etiopia ha rappresentato per me un punto di svolta, una linea di demarcazione netta tra ciò che ero prima e ciò che sono diventata dopo. Arrivavo con una formazione magistrale in Criminologia, convinta di volermi dedicare alle investigazioni. Ma l’Africa ha ribaltato tutte le mie certezze. Oggi collaboro come volontaria presso la Onlus “Ethiopia’s Street Children”, e lavoro in un centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, perlopiù provenienti dall’Africa occidentale». Dal 29 gennaio al 10 febbraio altri 20 studenti si recheranno a Soddo. Molti di loro non lo sanno ancora, ma questo viaggio cambierà per sempre il loro sguardo sulla vita.

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