Per la comunità delle Clarisse e per l’Unità Pastorale di Urbania nel pieno della Visita Pastorale, davvero un periodo denso: iniziato con la giornata di preghiera per le claustrali, il 21 novembre e terminato sabato scorso con la professione solenne di suor Elisa
Nella mattinata di sabato 29 novembre, festa di tutti i Santi francescani, sr. Elisa Amata del Verbo
Incarnato e Crocifisso, ha emesso la sua professione solenne come Sorella Povera di Santa Chiara,
nella nostra fraternità di Urbania. Il cammino di Elisa, perugina di nascita, è iniziato 11 anni fa e il
suo sì al Signore è stato suggellato per sempre davanti alla Chiesa, nella persona del nostro Vescovo
Sandro Salvucci, presenti numerosi sacerdoti e diaconi.

Gioia condivisa. Tante persone hanno condiviso la nostra gioia aiutandoci nei preparativi e partecipando alla celebrazione; come ha sottolineato sr. Elisa nei ringraziamenti finali, nei volti presenti erano condensati i suoi 41 anni di vita e tutte le persone che in qualche maniera le hanno fatto toccare con mano l’amore del Padre, in primis i suoi genitori e la sua famiglia. Si è respirato un clima di profonda partecipazione ed emozione da parte di tutti e si è toccata con mano la preghiera, non solo dei presenti, ma anche della Chiesa del Cielo invocata in modo particolare nelle litanie dei Santi al momento della prostrazione.

La scelta. La vocazione di Sorella Povera nella Chiesa, che si può riassumere come “vita in santa unità e altissima povertà”, testimonia che è Dio il sommo Bene, l’unico necessario, la fonte della vera gioia, Colui che appaga il desiderio profondo di felicità che abita il cuore dell’uomo. Santa Chiara scrivendo ad Agnese di Praga lo proclama con impeto: “l’amore di Lui rende felici!”.
Lo sguardo da cui sr. Elisa si è sentita fissata è quello di un Dio che ha assunto la nostra umanità, si
è fatto bambino, ha scelto la fragilità, la piccolezza, la debolezza come vie privilegiate dell’amore,
sino ad arrivare alla morte di Croce, culmine dell’amore, con la quale ci viene detto che il vero
potere sta nell’impotenza e che la vera libertà consiste nell’appartenenza.
L’omelia. Il Vescovo Sandro ha ricordato nella sua omelia che ogni scelta vocazionale nasce dall’essere stati conquistati dallo sguardo di Gesù che si è posato su noi, come proclamato nel Vangelo: “Gesù fissatolo lo amò” (Mc 10,21). Il nostro sì è sempre una risposta a un amore che ci precede e il vescovo ha fatto notare che questa realtà è anche espressa nel nome aggiunto da sr. Elisa alla vestizione: Amata. Lasciarsi penetrare dal suo sguardo fa sì che il nostro viso possa essere raggiante esprimendo la gioia dell’appartenenza e dell’aver trovato il tesoro prezioso. Così, poi, il nostro Pastore ha concluso l’omelia: “La tua vita, sr. Elisa, sia specchio fedele del Vangelo, sia
un Vangelo vivente e chiunque ti incontra e ti vede possa avere davanti a sé una pagina viva di
Vangelo e possa essere contagiato dal volto serafico, ardente d’amore per Cristo”. Questo è anche l’augurio e la preghiera di ciascuna di noi. Ora sr. Elisa, dopo la visibilità di questo evento, continua la sua vita nel nascondimento, nel silenzio e nell’umile fatica quotidiana nella certezza che se rimane sempre sotto lo sguardo del Padre la sua vita testimonierà questo amore.


