Sabato 27 dicembre, vigilia della Santa Famiglia, in Cattedrale ad Urbino alle 16 mons. Sandro Salvucci chiuderà l’Anno Santo della speranza. Questo tempo di grazia aveva preso avvio – per la Chiesa Universale – la notte di natale dello scorso anno quando papa Francesco, già segnato dalla sofferenza, sostenuto dal cerimoniere mons. Diego Ravelli, raggiungeva la Porta Santa, vi bussava col martello e la apriva, varcandola con profonda devozione, donando speranza a questo mondo così tribolato e segnato “da lotte e discordie”. E durante questo anno giubilare più e più volte abbiamo sentito risuonare nelle note dell’inno del Giubileo, nelle omelie, nei discorsi dei nostri pastori, quel versetto (anzi, quel grido consolante) della lettera di san Paolo apostolo ai Romani attorno a cui è ruotato questo anno di grazia: spes non confundit, la speranza non delude. Tutto questo a livello di Chiesa universale.

Ma il Giubileo che sta giungendo alla conclusione ha avuto forti ricadute di grazia anche nelle nostre Chiese locali, diocesane. Ricordiamo bene l’apertura diocesana ad Urbino domenica 29 dicembre 2024, festa della Santa Famiglia, presieduta dall’arcivescovo Sandro. A quel giorno santo, che ha visto la nostra cattedrale gremita di fedeli, ne sono seguiti altri. Innanzitutto il grande pellegrinaggio giubilare a Roma, vissuto dalla nostra Metropolia di Pesaro-Urbino-Fano lo scorso 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro. E poi i molti pellegrinaggi organizzati delle singole parrocchie o dalle Unità Pastorali verso chiese e santuari giubilari del territorio. Per la nostra Arcidiocesi, primi tra tutti, i santuari del Pelingo e di Ca’ Staccolo.
Ora è tempo di passare dal giubileo alla vita, dalla straordinarietà dell’evento all’ordinarietà dell’esistenza, cercando di fare davvero “frutti di vera conversione”.


